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Civitella del Tronto: fortezza borbonica

La fortezza borbonica di Civitella del Tronto (Te)

La maestosa fortificazione di Civitella del Tronto, militarmente collegata al sottostante borgo che un tempo era massicciamente fortificato, domina il territorio dalla sommità di un alto colle come estrema guardiana dei confini del Regno Borbonico verso lo Stato Pontificio. Veglia la valle del Salinello e il borgo sottostante, e fu una delle più rilevanti roccaforti del viceregno di Napoli, ultima a cadere sotto l’assedio piemontese.

Civitella del Tronto: fortezza borbonica

La struttura della fortezza, ancora chiaramente distinguibile a dispetto dei posteriori lavori di manutenzione e dei restauri eseguiti nel dibattuto intervento moderno di ristrutturazione, mantiene la generale fisionomia della grandiosa sistemazione spagnola, che avvenne durante la seconda metà del 1500; questa ristrutturazione aveva mutato la già possente fortificazione aragonese, costruita su un più vecchio castello, appartenente all’epoca medievale, nella straordinaria piazzaforte vicereale ordinata da Filippo II, solo in parte modificata e resa più potente nell’Ottocento. 

La complessa struttura, costruita con la pietra calcarea giallognola, che proviene dalle cave di Ioannella, situate nelle vicinanze, occupa tutta la cima dell’altura ed è circondata da robuste mura che, grazie ad una serie di bastioni, assicuravano il fuoco di sbarramento incrociato sull’assalitore.

La salita di accesso

Sul lato meridionale, allo stesso livello del centro abitato una volta difeso da mura, la cinta protettiva è resa doppia da una “falsabraga”. La fortezza, non attaccabile a settentrione e a occidente, appariva più vulnerabile sul versante est dove per questo motivo si convogliarono le azioni difensive maggiormente consistenti, che furono costituite da solidi bastioni posti a diverse altezze e da piattaforme munite. 

Situando l’entrata della roccaforte dentro al nucleo abitato, gli spagnoli incorporarono inscindibilmente il centro urbano nel sistema di difesa. Superata, appunto, la “Porta di Napoli” ad oriente, sola porta urbana che si è conservata con l’aspetto di fine ‘500 e moderno (della Porta di Vena ad occidente è rimasto il passaggio a volta, mentre è sparita la meridionale Porta delle Vigne), si attraversa una strada lastricata che conduce sino all’entrata della fortezza, difesa dal bastione di San Pietro.

La chiesa di San Giacomo

Un primo tratto di scalinata porta alla piazza d’armi del Cavaliere, protetta dai bastioni di Sant’Andrea e San Paolo; un’altra rampa conduce ad una seconda piazza d’armi difesa sul lato sud dal bastione di San Giovanni e risolta ad ovest dalle rovine di accampamenti militari. Si arriva dunque alla cima dell’altura dove si trovano i resti del Palazzo del Governatore, che fu inaugurato nel 1574, e della chiesa di San Giacomo, che fu costruita nel 1585 e fu consacrata nel 1604. Questi due edifici erano difesi a settentrione dall’omonimo baluardo. Alle loro spalle si succedono, lungo la via principale con direttrice est-ovest, alcune caserme, dei magazzini e delle armerie fino all’area dove una volta si ergeva la chiesa del Carmine e che termina ad occidente con un’enorme cisterna.

Le Caserme

Le tracce del castello angioino-aragonese sono tuttora riconoscibili nelle rimanenti parti di mura e fondazioni dietro la chiesa di San Giacomo e in certi susseguirsi di massi squadrati identificabili nelle abitazioni degli ufficiali e nel terrapieno della cerchia muraria. Si attribuiscono agli interventi degli spagnoli, eseguiti dopo l’assedio avvenuto nel 1557, la maggior parte delle strutture sopravvissute tranne i bastioni più avanzati ad oriente, ritoccati nell’Ottocento, e le costruzioni murarie dei recenti restauri.Fanno parte della ricostruzione del XVI secolo le strutture della prigione “Calabotto del Coccodrillo”, all’altezza della prima rampa, e la cinta delle mura difensive, compreso il terrapieno di rinforzo sul versante
sud che porta la data del 1564. Civitella, citata per la prima volta in una fonte documentaria nel 1001, si collocava strategicamente sulla linea del confine tra la conca aprutina e quella ascolana e quindi molto presto prese un ruolo propriamente strategico-militare. Nessuna fonte testimonia quale fosse l’assetto originario della rocca; ma è documentata l’importanza rilevante del presidio nel XII e più in particolare nel XIII secolo.

La piazza d’armi

Furono proprio gli Angioini a iniziare un arrangiamento delle strutture sveve alle strategie militari più moderne, rendendo la rocca più potente con delle torri di fiancheggiamento. In un secondo momento, con l’arrivo delle artiglierie, la fortezza venne modificate strutturalmente; Alfonso I d’Aragona, infatti, verso la metà del 1400, ordinò che venisse rafforzata e ampliata con mura possenti equipaggiate di bastioni per farne il perno del sistema di difesa dei confini minacciati. Intorno alla metà del XV secolo Civitella appariva come una munita piazzaforte migliorata con le sue cinque torri che vennero successivamente distrutte, in parte, nel 1495 dai cittadini stessi che si opposero al giogo dei castellani.

Il Museo della Fortezza

La piazzaforte, maggiormente rafforzata, rispose al lungo assedio francese del 1557 una strenua resistenza; superato trionfalmente l’assedio del duca di Guisa si ordinarono altre opere di rafforzamento ed ampliamento della fortezza che si prolungarono fino al 1574.

La nuova configurazione strategica permise a Civitella di adempiere, per tutto il periodo del viceregno degli spagnoli alla funzione sia di presidio basilare nella protezione di tutta la fascia costiera che arriva fino a Pescara che a quella di base logistica per la preparazione delle campagne militari dirette a nord, in comunicazione con la roccaforte aquilana.

La temporanea occupazione degli austriaci non portò trasformazioni considerevoli alla fortezza che fu oggetto di rilevanti interventi di adattamento tattico durante il regno dei Borboni; questi lavori permetteranno a Civitella di resistere agli ultimi due importanti assedi: il primo avvenuto nel 1806 durante la campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte; il secondo negli anni 1860-61 portato avanti dall’esercito sardo-piemontese. In seguito a molti anni di restauro, con ricostruzioni radicali, la fortezza venne riaperta al pubblico e nel 1988 venne inaugurato il Museo Storico della Fortezza, collocato sul punto più alto del sito.