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1970
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Montefino

Montefino

Frazioni

 Bozza, Crocetta Santa Maria, Floriano, Manzitti, Marciano, Muraglie, Villa Bozza

Dati e curiosità

Anticamente il territorio di Montefino era attraversato da un percorso che si snodava dalla strada Hadria-Pinna (le moderne Atri e Penne) in direzione del vicus e di Interamnia (Teramo). La sopravvivenza di un nome di luogo (detto “toponimo prediale”) come Colle Marciano e l’esistenza, in età medievale, di vari luoghi di culto rurali quali San Quirico, San Pietro e San Michele, testimoniano come la popolazione della zona vivesse sparsa nelle contrade; la loro riunificazione in un solo luogo comune sarà progressiva e si completerà solo in età medievale con la concentrazione di tutta la popolazione a Montefino.

  • altitudine: 352 m
  • superficie: 18.5 km quadrati
  • nome degli abitanti: montefinesi

Storia

1019 – prime notizie storiche sul paese. A “Gardeniano” in territorio di Penne, il potente Trasberto promette a Girardo di non alienare le “nove staia di terra” presso il castello di “Monte Secco”.

1150-1168 – In età normanna un documento riferisce la presenza di un “Castellum” della Contea di Penne, “Montis Sicci”, dichiarato come un piccolissimo feudo (circa 65 abitanti) del Conte Roberto di Aprutio.

1273 – nel Diploma di Carlo I d’Angiò viene citato il castello di “Mons Siccus”

1324 – documento relativo al versamento della decima apostolica annuale, dove sono annotati gli enti ecclesiastici esistenti nel territorio di “Mons Siccus” e vengono menzionate le chiese di San Pietro, San Iacopo, Sant’Ilario e Santa Maria. Sono citate inoltre le chiese di San Giovanni “in Plumba” o “in Pluma, in Boctia” e di Santa Maria “in Bozza” di Villa Bozza, entrambe cappelle dipendenti dalla chiesa di San Pietro, nonché il monastero di San Michele.

1454 – il piccolo centro a guardia del fiume Fino, detto all’epoca “Mons Siccus”, divenne feudo della potente famiglia dei duchi di Acquaviva di Atri. Risale a questo periodo, infatti, la ricostruzione delle fortificazioni e dell’antico castello.

28 giugno 1863 – Il paese, denominato all’epoca Montesecco, assunse il nome attuale in virtù di un regio decreto. La nuova denominazione è composta da “monte” e dalla parola Fino, nome del vicino fiume. Esso deriva dal latino Finis (ossia confine), poiché in epoca romana il fiume segnava il limite fra l’area vestina e l’ager Hadrianus, come dividerà i ducati longobardi di Spoleto e di Benevento. Montesecco, invece, citato fin dal XII secolo, è formato dal latino Mons, “monte” e siccus, “secco”, alludeva alla scarsità dell’acqua sull’altura del castello.

Da visitare

Montefino presenta l’aspetto classico del borgo fortificato e nella parte alta del paese si scoprono case risalenti al XVI e al XVII secolo, con spessi architravi in legno sulle porte.

Dell’antico castello, costruito nel XIV secolo sul versante est del borgo, rimane solo un torrione angolare di forma cilindrica, che ricorda visivamente quello di Cellino Attanasio; il loggiato superiore negli anni ’50 del secolo scorso fu trasformato in terrazza. Si notano due muri di rinforzo, detti “scarponi”, realizzati nel 1734 per riparare ai danni arrecati alla struttura dal terremoto del 1707.

* La chiesa parrocchiale di San Giacomo si mostra al visitatore nella veste risultata dal rifacimento di fine Settecento, dove spicca lo splendido portale cinquecentesco proveniente dalla demolita chiesa di San Pietro, che si trovava nei pressi dell’attuale cimitero. L’interno della chiesa è caratterizzato da una struttura a tre navate e da un invaso centrale coperto da una volta a botte e affiancato da tre campate quadrate per lato, su cui poggiano a loro volta le cupolette ribassate. All’interno vengono custoditi degli interessanti reliquiari del Seicento in legno dorato e di eccellente fattura, appartenenti alla scuola Spagnola, fra i quali spicca quello di San Giacomo, che sorregge la bibbia sormontata dall’immagine del paese di Montefino. La festa del patrono cade il 25 luglio ed è l’occasione per ammirare la spettacolare croce processionale in rame dorato risalente al ‘400, opera pregevole di Nicola Gallucci da Guardiagrele. Interessanti anche le due acquasantiere. Quella ottagona reca sul lato superiore il simbolo dei Cavalieri del Santo Sepolcro, rappresentato dalla croce a braccia patenti; l’altra è invece cinquecentesca e presenta animali acquatici scolpiti all’interno.

La chiesetta del Carmine, la cui veste originale è stata alterata dai restauri recenti, si presenta oggi con un campanile costruito nel 1827 e sopraelevato nel 1860.

In via Pensieri si notano, riusati nella costruzione delle case, alcuni blocchi di pietra scolpita e lavorata provenienti con ogni probabilità da una chiesa demolita: si tratta di un frammento con scolpita una rosetta a sei petali e uno con decorazione a motivo vegetale, entrambi risalenti al XII secolo, e di un grosso blocco con una piccola testa di angelo sormontata da un fregio databile al XVI-XVII secolo.

Immagini

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Articoli culturali

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Produzioni tipiche

Eventi

26/28 giugno
Festival della serenata

25 luglio
Festa in onore del Santo patrono

Ricettività

  •  Nibbio – Agriturismo, Locanda Ostello, Casa Vacanza  – C.da Muraglia – Montefino (TE)
  • Ristorante Il Gallo – Contr. Fontana Villa Bozza, SNC – Tel.0861 996 284

Informazioni turistiche

Comune
Via Roma 1
tel. e fax 0861 990145

Montefino.info
http://www.montefino.info/

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