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Notaresco (Te). Museo archeologico

Notaresco (Te). Museo archeologico

Il Museo Archeologico “G. Romualdi”: piccolo gioiello dell’antico nel comune di Notaresco.

Notaresco (Te). Museo archeologico

Rime di dolore, 1897; Arringhe, 1934; Fra diavolo. Soggetto cinematografico, 1941; Alla gentilissima Sofia Mapei nel fausto giorno delle sue nozze con mio fratello Carlo, 1898: queste sono solo alcuni dei titoli delle commedie di Giuseppe Romualdi, il commediografo ed avvocato che si occupò anche di politica , il quale nacque a Notaresco nel dicembre del 1877 e che, dalla sua morte avvenuta nel 1943 fino ad oggi,viene fortemente ricordato dal comune di Notaresco, essendo fiero di aver dato i natali a questo grande personaggio.

La famiglia dei Romualdi ha da sempre avuto una storica importanza all’interno del comune soprattutto perché era una famiglia di patrioti che ha anche combattuto per farne gli interessi. Sin da giovane Giuseppe ha sviluppato una forte passione per il teatro , infatti esordì come attore al teatrino del Convitto Nazionale di Teramo durante i suoi studi liceali , portati a compimento nel liceo classico di Teramo, dopodiché si laureò in Giurisprudenza .

Collaborò anche con diversi giornali e scrivendo molti saggi, non a caso scrisse anche per “Il Centrale” giornale fondato da Giovanni Fabbri , orientato verso il socialismo che lo stesso Romualdi abbracciò , allontanandosene però alla vigilia della prima guerra mondiale quando si mostrò invece a favore dell’ “interventismo”; deluso dalla politica del suo tempo ne uscì fuori, preferendo dedicarsi soprattutto alla sua vera professione di avvocato.

Il museo che reca il nome di questo grande commediografo in realtà ha solo lo scopo di rendere indelebile il nome di questo grande personaggio nato nel comune di Notaresco, infatti esso è un museo che riporta soprattutto reperti archeologici che sono stati rinvenuti nel sito archeologico di Grasciano , una zona lontana solo pochi chilometri dal paese: famosa è per esempio la villa romana dotata di una piscina ed una cisterna che è stata rinvenuta in questa zona.

Le origini di Notaresco sembrano essere molto contrastanti ma anche molto antiche: il paese addirittura appartenne al nipote di Carlo Magno, Lotario che era possessore del castello attorno al quale si sviluppo poi il paese stesso, tant’è che nel famoso “Catalogo dei Baroni”, il paese viene conosciuto con il nome di “Lotaresco” e non Notaresco. Sicuramente questo paese mostrò una grande importanza soprattutto durante il Medioevo , quando ebbe la possibilità di utilizzare la struttura difensiva nota come “Civitillo” o “Rocca del Civitillo”, che ancora oggi si mostra in piccole tracce a quanti vogliano vederla, e che in un periodo così tempestoso fu una vera salvezza perché limitava le invasioni ed era complice della difesa del borgo.

Nel 1308 poi, questo territorio fu acquisito dagli Acquaviva e dunque divenne un loro feudo , anche se in realtà non lo possedevano completamente infatti dovettero dividerlo con Trasmondo III di Castelvecchio e fu proprio qualche anno dopo e precisamente nel 1324 che nei documenti s’inizia a parlare di “Nutrisco”, nome che si avvicina moltissimo a quello attuale. Oltre al museo che rende noto il paese c’è anche un’altra struttura che è strettamente legata alla storia di Notaresco molto più di quanto si possa pensare ed è l’ Abbazia di San Clemente al Vomano che è da poco tornata al suo antico splendore grazie al paziente restauro: secondo la tradizione infatti l’Abbazia è stata voluta proprio da Ermengarda , figlia dell’imperatore Ludovico II il Germanico, re della Francia Orientale .

L’Abbazia ha una particolarità al suo interno , infatti essa presenta tre navate che si concludono con absidi semicircolari ed ha il ciborio più antico d’Abruzzo: esso è un baldacchino con un’architettura che può avere una diversa resa a seconda della struttura e generalmente sovrasta l’altare all’interno delle chiese, poggiando il più delle volte su quattro supporti che poi al loro volta sono uniti da archi o altri elementi che sostengono una piccola cupola o comunque una volta che conserva il contenitore con le ostie consacrate. Il ciborio dell’Abbazia di San Clemente risale al 1136 circa.

Ma ciò che effettivamente alimenta il museo archeologico è il sito archeologico di Grasciano di cui si parlava precedentemente, che è stato scoperto nel 1992 ed i cui lavori di scavo hanno rivelato numerosi pezzi murari che vengono classificati come parte di una villa di epoca romana; questo insediamento è situato sul colle di Grasciano . Ci sono numerose fonti relative a questi territori, molte delle quali lo descrivono come un territorio molto fertile che veniva utilizzato soprattutto per colture di tipo mediterraneo, quali olivo, vite, grano che sicuramente attiravano maggiormente la popolazione che lo classificavano come un territorio adatto a vivere , motivo per cui sembra esser stato un territorio ad alta densità di popolazione. Molti sono stati gli insediamenti rilevati in questa zona e nei territori limitrofi, tutti databili intorno a partire dal II secolo a.C. fino al II d.C.

Le indagini effettuate circa la villa di Grasciano hanno evidenziato delle strutture rettangolari di diversa dimensione che sono state identificate come una piscina ed una cisterna ; ovviamente non mancano altri ambienti differenti e di diverso utilizzo, basti pensare che il sito archeologico è di circa 4000 mq.

In particolare proprio la piscina e la cisterna svuotate hanno rivelato la presenza di numerosi frammenti di diverso materiale che sistemati sono diventati dei veri e propri pezzi da museo osservabili nelle sale del “Romualdi”; si parla di ceramiche , vetri, intonaci ed altri numerosi materiali che sono stati particolarmente utili soprattutto per ricostruire situazioni e stili di vita.

Il museo “G. Romualdi” è ospitato nel palazzo che proprio la famiglia Romualdi aveva donato al comune di Notaresco, e l’omonimo museo è nato per esporre i reperti trovati nei moltissimi siti archeologici che sono situati proprio nel territorio di questo paese e nei comuni circostanti, che si stima siano più di settanta. La struttura si avvale di due piani più un seminterrato in cui sono organizzati secondo una logica i pezzi.

Il museo , dunque espone degli importantissimi pezzi legati al lontano periodo preistorico e protostorico che sono evidenziati da materiale ceramico, oltre che attrezzi legati anche all’uso quotidiano quali lame ed altri attrezzi per esempio, e non mancano anche materiali quali selci ed altri materiali che magari venivano utilizzati negli scarni “nuclei abitativi”: sono comunque oggetti e materiali che sono stati rinvenuti nella zona di Notaresco e che per lo più risalgono al IX millennio a.C.

Anche i pezzi risalenti al periodo compreso tra il V secolo a.C. ed il III secolo d.C. e comunque facenti parte di questo territorio trovano posto in questo museo ed in particolare sono esposti al primo piano dove sono visibili oggetto di uso quotidiano quali ceramiche di diversa fattura e forma , come per esempio quella del nord di tipo aretina o anche definita come italica oltre che quella dalle “pareti sottili”e poi ovviamente non manca la “ceramica da fuoco”. Le sale di questo primo piano sono sei , divise per tipologia : nella prima sala ci sono le ceramiche ed i metalli del periodo italico, nella seconda sala invece quelli della Villa di Grasciano con le relative mappe, nella terza sala ci sono oggetti e ceramiche comuni, mentre nella quarta e nella quinta sala rispettivamente le ceramiche a pareti sottili e quelle da fuoco.

Nell’ultima e sesta sala ci sono le lucerne e gli intonaci. Ovviamente questo percorso museale è accompagnato anche da numerose ricostruzioni e grafici che guidano il visitatore in una spiegazione più ampia ed in alcuni casi anche ipotetica. Oltre ai pannelli con significativi frammenti di intonaco affrescato della Villa di Grasciano ci sono anche esposizioni di vetri pregevoli ed anche incisi che in particolari sono evidenziati nella sala numero quarto al primo piano.

Il piano terra invece è diviso per attività soprattutto infatti dopo il prolungato ingresso troviamo la stanza di un deposito affiancato da un piccolo laboratorio dove avvengono attività di pulizia di una parte del materiale, mentre la sala successiva è quella dedicata ai manufatti in pietra e laterizi, supportata da una piccola sala dove avvengono delle proiezioni esplicative. Nell’ultima sala invece si trova l’esposizione della sezione preistorica e protostorica. Nel seminterrato invece ci sono i locali non organizzati per esposizioni e che includono in particolari i depositi ed i magazzini per l’organizzazione e la momentanea protezione del materiale che verrà ripulito perché possa essere esposto anch’esso nelle diverse sale del museo in maniera adeguata.

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