numero 3
ottobre - dicembre
2005


I grandi Protagonisti
L’Abruzzo secondo Escher
di A. Bencivenga, M.A. Madonna, A. Marinucci, C. Rossi


Il monumento
San Pietro ad Oratorium di Capestrano
di Enrichetta Santilli e Aldo G.Pezzi


Il capolavoro nascosto
I codici miniati di Atri
di Giovanni Lattanzi


Spazi per la cultura
Museo dell’olio di Loreto Aprutino
di Andrea Antico, Enrico Santangelo, Mauro Soccio e Giovanni Tavano


Il borgo vivo
Villa Santa Maria
di Antonio Di Lello


Abruzzo contemporaneo
I Distretti Culturali
a cura di Alessandro Crociata


La curiosità
La Croce del Crociato di Musellaro
di A. Bencivenga e M. G. Chiaverini


Gli oggetti della memoria
La vendemmia
di Letizia Lizza


Musica e tradizione
Li tamurre di Pretara e la processione di Santa Colomba
di Carlo Di Silvestre


Missione cultura
Pingue Group:
impresa è cultura

di Giovanna Ruscitti

 

Spazi per la cultura

Museo dell’olio di Loreto Aprutino


Un museo per l’oro verde
Torna a nuova vita l’antico frantoio di Loreto Aprutino


Da frantoio di produzione di uno degli oli d’oliva più apprezzati d’Abruzzo a Museo dedicato al pregiato alimento. Questa la sfida che Loreto Aprutino ha saputo cogliere, e vincere, grazie all’impegno dei protagonisti di una grande avventura culturale. E’ nata così una realtà museale moderna e affascinante che CulturAbruzzo vi racconta nei suoi segreti e nei suoi retroscena.

Perché nasce un museo
Intervista a Mauro Soccio, Presidente della Fondazione dei Musei Civici di Loreto Aprutino

Perché nasce il Museo dell'Olio a Loreto Aprutino?
Non è affatto casuale che Loreto Aprutino abbia dato i natali all'unico Museo dell'Olio oggi esistente in Abruzzo e tra i pochissimi nella penisola. E' naturale e consequenziale che una cittadina dalle marcate tradizioni olearie, come la nostra, possa poi concretizzare la salvaguardia di queste sue memorie specifiche e renderle visibili in una struttura architettonica, peraltro molto suggestiva e particolare, qual è quella del Castelletto Amorotti, ma sarebbe più giusto dire di Raffaele Baldini-Palladini, perché fu lui il pioniere che contribuì non poco alla valorizzazione del nostro olio extra-vergine d'oliva. Anche il contributo dato dall’Amministrazione Provinciale del Presidente De Dominicis per il restauro dei locali è stato determinante, ma questa vocazione olearia Loreto l'ha sempre avuta, e si perde nella notte dei tempi. Nell'Antiquarium Comunale "Antonio Casamarte" abbiamo testimonianza di tutto ciò: tra i preziosi reperti esposti che raccontano la vita dei Vestini, balzano agli occhi i resti di un Torcularium, ovvero di un Trapetum oleario di epoca romana, così come descritto da Catone il Censore e da Plinio il Vecchio. C'è un filo conduttore che lega questo primo Trapetum ai quattordici frantoi che oggi sono in funzione nella cittadina: quello della certificazione di una vocazione prettamente agricola dei loretesi ed in particolar modo della sapiente arte di produrre un eccellente olio extra-vergine d'oliva, si può dire, da sempre. D'altra parte, Serafino Razzi, il padre domenicano che si trovò a passare dalle nostre parti nel 1574, ne parlò in termini entusiastici, scrivendo nelle sue memorie che il territorio di Loreto è "…molto disciplinabile, et abondante di ogni bene e frutto della terra, e singolarmente di preziosissimo olio...". Così dicasi nel 1703 e nel 1794 per Giovanni Battista Pacichelli e Giovanni Maria Galanti. I Vetturali loretesi si avventuravano poi in lunghi e rischiosi viaggi per commerciare con l'olio; raggiungevano lo Stato Pontificio, si spingevano a Bologna e oltre, fino a Mantova, alcuni affrontavano l'Altipiano delle Cinquemiglia, famigerato covo dei briganti, per raggiungere Napoli. Prima di mettersi in viaggio chiedevano protezione al patrono San Zopito. Oggi tutto ciò viene ricordato con una manifestazione che si chiama il Ritorno dei Vetturali. Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 la bontà dei suoi finissimi oli porta la notorietà di Loreto Aprutino a varcare i confini nazionali e persino l'Atlantico, grazie a Raffaele Baldini-Palladini (ma anche i frantoi dei Casamarte, dei Chiola, dei Ruscitti emergevano nel panorama fieristico internazionale), mietendo successi nelle varie rassegne internazionali di Vienna, Milano, Torino, St. Louis. In occasione della Fiera di Parigi ci fu un designer d'eccezione che progettò i contenitori per l'olio: Francesco Paolo Michetti, legato da vincoli di amicizia con Raffaele Baldini-Palladini. Per arrivare ai giorni nostri e ribadire l'eccellenza del suo olio extra-vergine d'oliva "Aprutino-Pescarese" D.O.P., alcuni produttori locali si sono classificati ai primi tre posti nell'edizione 1999 della rinomata rassegna olearia Ercole Olivario, una sorta di Oscar all'Olio che si tiene a Spoleto, in Umbria. Negli anni seguenti altri produttori si sono distinti nelle varie rassegne olearie. Ma l'imprimatur definitivo, a garanzia delle sue altissime qualità agricole, è stato dato a Loreto da un vero specialista, purtroppo recentemente scomparso: quel genio carismatico che rispondeva al nome di Luigi Veronelli. In una corrispondenza con l'allora Sindaco Mauro Di Zio, dopo essere stato messo al corrente dell'iniziativa, intrapresa dal Comune di Loreto Aprutino unitamente alla Direzione Didattica della cittadina, di inserire tra le materie di studio anche l'Educazione all'olio e al vino, Veronelli scrisse che "…Loreto Aprutino dimostra di essere in pole position per la rivendicazione della primarietà dei valori della terra…". Aggiungo che Loreto Aprutino è territorio-scuola in cui si impara l'antica arte della potatura olivicola, si organizzano corsi per frantoiani, per assaggiatori di olio d'oliva e per sommelier. Ed ecco che diventa naturale anche il fatto di essere sede dell'Oleoteca regionale con annessa Sala Panel-Test che tra breve avremo la grande soddisfazione di fruire al fianco del Museo dell'Olio, grazie all’operosità della nuova Amministrazione Comunale e alla lungimiranza dell’ARSSA.

Come si colloca questo nuovo Museo nell’ambito dell'offerta culturale di Loreto?
Il Museo dell'Olio rappresenta una delle tessere più preziose che compongono il mosaico culturale del paese, tra i più interessanti della regione e che ogni cittadina vorrebbe avere la possibilità di comporre. Il Museo Acerbo delle Ceramiche di Castelli, il Museo dell'Olio, l'Antiquarium Comunale "Antonio Casamarte", il Museo Etnografico della Civiltà Contadina della Valle del Tavo (attualmente in restauro), il Museo del Burattino, danno vita ad un percorso museale di straordinario interesse all'interno della cornice del borgo antico, in attesa che diventino realtà anche il Museo d'Arte Sacra e forse un altro museo di cui, per ora, non sveliamo il nome. Se, a quanto detto, aggiungiamo la bellezza architettonica del paese, con i suoi palazzi gentilizi e religiosi, le sue anguste e caratteristiche vie, l'inconfutabile fascino della Chiesa di Santa Maria in Piano con il suo Giudizio universale, si comprende bene dove nasca la suggestione che avvolge il visitatore giunto a Loreto. Vale rimarcare il fatto che l'offerta culturale non deve essere intesa, e restare, un fatto a se stante ma deve interagire con le altre peculiarità del paese, ovvero con l'offerta eno-gastronomica in primis, con le tradizioni artigianali e con quelle storiche e religiose. Parliamo di sinergie che, se ben coniugate, sono la vera forza del territorio.

Quali sono le aspettative del paese e dell'Amministrazione?
Loreto, Amministratori in testa, sa che non sono molte le vie da percorrere se vuole dare senso e corposità al suo sviluppo economico: una di queste è quella di imprimere un'accelerazione alla promozione culturale dei suoi tesori. Sbaglia chi crede che la cultura sia un fatto aleatorio, avulsa da ogni aspetto concreto. A dire il vero Bruno Passeri, neo-eletto Sindaco della cittadina è un convinto assertore di quanto sin’ora detto. E i nuovi amministratori si mostrano molto sensibili a queste problematiche. La Fondazione dei Musei Civici di Loreto, che mi onoro di rappresentare, non deve fare altro che seguitare a percorrere, magari con maggior convinzione, insieme ai nuovi Amministratori Comunali, la strada intrapresa alcuni anni fa con l'allora Sindaco Mauro Di Zio, a cui va il merito di averne indicato la direzione. Se il paese saprà cogliere l'occasione e stringersi compatto attorno ai suoi Amministratori, nulla avrà da temere per il futuro, sfruttando la possibilità di rinverdire gli antichi fasti di fine '800 e inizio '900, periodo che Raffaele Colapietra, il maggiore tra gli storici viventi d'Abruzzo, ha stigmatizzato con queste parole: "...un punto di riferimento egemonico per l'intera fascia collinare del versante nordoccidentale della valle del Pescara, respingendo la vescovile e altomedievale Penne in direzione dell'Appennino... Loreto, dalle larghe ambizioni bibliofile dei Casamarte alla soda piattaforma scientifica e sociale di Alfonso Di Vestea, passando attraverso una fioritura giornalistica indigena che non ha pari in Abruzzo, Stoppa, Panbianco, Aprutium di Valentini con riflessi e risvolti di storia patria che corroborano lo sguardo d'assieme di questa vocazione egemonica...". Questo è il nostro vero compito: contribuire a riannodare il filo della memoria storica per ricucire lacerazioni provocate dall'oblio del tempo e dall'incuria degli uomini, ovvero ritrovare il senso di appartenenza dal quale attingere lo slancio per affrontare il futuro con meno ansie e più consapevolezza.


Allestire musei
maestria & discrezione

Giovanna Ruscitti ha intervistato Giovanni Tavano, Amministratore Delegato di Carsa, l’azienda che ha curato l’allestimento.

Molti sono quelli che si occupano di riannodare i fili del passato e del ricordo ottenendo una successione di oggetti senza storia, pochi sono invece coloro che tessono quei fili in una trama che riesce come d'incanto a ricomporsi senza strappi. Questa la missione e il traguardo raggiunto da Carsa nell’allestimento del Museo dell’olio. “Oggi esistono diverse strade di allestimento- racconta Giovanni Tavano - ci sono gli architetti che scelgono di far prevalere il design sull’espressività e c’è chi invece pone l’accento sulla capacità degli oggetti di trasmettere un messaggio al di là del design. Io credo che l’obiettivo di uno spazio espositivo sia parlare, raccontare una storia, raggiungere direttamente il pubblico che si identifica in quello spazio e che vi ritrova la sua identità. Il design, in questo modo, diventa uno strumento e non l’oggetto del racconto. Nell’allestimento cerco di assecondare il genius loci: osservo, ascolto quello che lo spazio e che gli oggetti hanno da raccontare a adatto il contenuto al contenitore. Le sale espositive di questo museo fanno parte della storia di una comunità e aiutano ad esaltare il valore intrinseco di ogni singolo oggetto. Le vetrine infatti sono state realizzate con luci e cristalli per rendere vetrina gli spessori delle arcate dell’antico locale voltato; nella scelta espressiva è stato rispettato così il prezioso dato architettonico originale


Dal frantoio al museo
Il fascino della continuità di una tradizione a cavallo dei secoli

di Enrico Santangelo e Andrea Antico, architetti

Anzitutto un luogo: Loreto Aprutino lega inscindibilmente la sua storia all'ulivo e all'olio, e se le più antiche testimonianze della sua attività olearia risalgono all'epoca romana, gli Statuti e i Capitula hanno ribadito nei secoli tale rapporto, dalla franchigia dalle gabelle per l'olio esportato, all'emblema stesso della sua Università, con due colombe che reggono nel becco un ramoscello di ulivo. Con questa consapevolezza l'idea di un museo dell'olio a Loreto Aprutino apre molteplici possibilità di lettura: dalla memoria ed l'identità di un luogo eletto, alla storia economica e sociale di una regione. In più, esso diventa complementare agli altri musei, amplificandone le singole valenze: viene così a dialogare ora con l'Antiquarium in quanto esempio di archeologia industriale, ora con il museo etnografico quale espressione forte di una fase cruciale delle dinamiche socio-economiche della società contadina. Se dunque nell'ex frantoio di Baldini Palladini si veniva a ricostruire più di una storia, la vicenda del suo restauro è passato per alcune questioni di fondo: dalla difficoltà di articolare reciprocamente l'involucro e gli oggetti (il contenitore e il contenuto), alla necessità che il frantoio mantenesse la propria identità storicizzata di luogo del lavoro caricandosi al tempo stesso del nuovo valore di spazio museale; la vera scommessa progettuale è diventata allora quella di far coesistere la continuità (il frantoio) e la trasformazione (il museo). Con questo insieme di spunti, dubbi e problemi, il gruppo di progettazione composto da noi e dai colleghi Ugo Esposito e Gaetano Evangelista, ha dato inizio ai lavori, avvertendo da subito come, rispetto ad alcune scelte ipotizzate a monte, sarebbe stato l'evolversi del cantiere a dare, in fieri, le risposte più convincenti.