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Roccamorice: eremo di San Bartolomeo in Legio

Roccamorice (Pe). Eremo di San Bartolomeo in Legio

L’eremo mimetizzato nella “roccia sacra”del vallone di Santo Spirito: San Bartolomeo in Legio.

Roccamorice: eremo di San Bartolomeo in Legio

Tra gli eremi più belli e più famosi d’Abruzzo ce n’è sicuramente uno che ogni anno, soprattutto in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo a cui esso è dedicato, attira numerosi pellegrini , ma anche semplicemente numerosi curiosi o amanti delle passeggiate montane : si tratta dell’eremo di San Bartolomeo in Legio che si trova nel comune di Roccamorice.

Il paese di Roccamorice ha una particolare collocazione, infatti esso è situato proprio su uno sperone triangolare che sembra avanzare tra le modeste acque dei fiumi Lavino e Lannella; l’assetto urbano è tipicamente medioevale ed ha un’altezza di circa cinquecentoventi metri sul livello del mare, trattandosi di un territorio pedemontano che è compreso nella suggestiva area del Parco Nazionale della Majella, che pur nella sua semplicità viene vista come un parco nel parco essendo inserita all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, dove , ancora una volta ciò che colpisce è la sua sacralità osservabile in particolar modo attraverso le “fonti storiche”che questo magico territorio continua a mostrare.

Non c’è da stupirsi dunque se molti eremi, sembrano avere una strana o addirittura inspiegabile posizione, come nel caso dell’eremo di San Bartolomeo interamente incastonato nella roccia: è proprio la conformazione geomorfologica della montagna ad offrire questo tipo di possibilità; non è un caso se la Majella viene vista come un’unica grande cupola che offre la possibilità di godere della bellezza di ciò che rivela in campo archeologico per lo più, in molti casi anche dopo ore di cammino. Questa montagna è interamente solcata da valli molto profonde e rocciose che possono rendere difficili anche i percorsi per coloro che non sono abili,eppure il suo fascino è tale che nessun percorso appare impossibile proprio perché la curiosità di vedere è in alcuni casi molto forte.

Anche il paese di Roccamorice incuriosisce molto: i suoi non numerosi abitanti vivono in case disposte a schiera lungo strade molto strette che continuano in questo modo a documentare ancora una volta l’origine medioevale del borgo; le prime notizie legate ad esso risalgono intorno al XII secolo , ma una più ampia documentazione può essere ricondotto al 1400 circa quando il paese divenne feudo dei Valignani e rimase sotto la custodia dell’egemonia di questa facoltosa famiglia che fece davvero molto per il paese aiutandolo ad accrescersi ed a mantenersi sempre in ordine fino al XVIII secolo.

Anche il paese di Roccamorice viene annoverato tra quei borghi che furono abitati durante il Paleolitico, infatti è possibile sottolineare come tutti i comuni facenti parte di questa area attestino un’antichissima presenza umana , come testimoniano i numerosi reperti paleontologici che sono stati ritrovati per lo più nelle zone della Valle Giumentina proprio tra Roccamorice e la vicina Caramanico e che ora sono soprattutto osservabili nei numerosi musei d’Abruzzo che colpiscono proprio per la vasta presenza di reperti “inconsueti”che ospitano.

Il territorio di Roccamorice ospita oltre al già citato eremo di San Bartolomeo , anche un altro eremo molto famoso ed anche molto celebrato nella storia d’Abruzzo : l’eremo di Santo Spirito; esso probabilmente fu costruito prima dell’eremo di San Bartolomeo, addirittura studiosi stimano che sia più anziano di quest’ultimo di circa trecento anni. Non c’è da stupirsi sul fatto che un paese così piccolo abbia ospitato due dei maggiori gioielli eremitici d’Abruzzo, d’altra parte la Majella è stata definita come “Montagna Madre” e “Montagna Sacra”, proprio perché è sempre stata accogliente, aspra ma accessibile, ed ovviamente è sempre stata vista come un sito adatto anche per i riti religiosi che gli uomini consumavano dando spazio in questo modo anche ad una forte componente mitologica che viene custodita ancora oggi nel mettere in pratica i culti religiosi durante le feste folkloristiche per le quali l’Abruzzo si fa notevolmente conoscere. Il territorio di Roccamorice preserva ampliamente la tradizione , non a caso la montagna che circonda il borgo ha visto diffondersi nel corso del tempo la pastorizia sin dai tempi antichi ed è decorata di caratteristici “tholos”, ossia capanne in pietra che fungevano da ricovero per gli infaticabili pastori.

L’eremo di San Bartolomeo ha forse una minore importanza storica rispetto a quello di Santo Spirito ma la sua struttura lo rende spettacolare: di sicuro la sua posizione risponde maggiormente alle vere esigenze di un “eremo” essendo solitario ed appartato. Esso fu costruito nel XIII secolo da Pietro da Morrone , il Santo eremita che ha reso la Majella un luogo della “memoria” mai oscurato nel corso del tempo. Quest’eremo è posto sotto un enorme tetto di roccia che dall’alto sembra mascherare interamente la struttura , ed il complesso si trova esattamente nel Vallone di Santo Spirito, ad un’altezza di circa seicento metri, mentre i metri della sua lunghezza sono circa cinquanta , come quelli del sovrastante sperone roccioso che è bucato proprio per permettere la discesa nel terrazzo dell’eremo.

Esso è caratterizzato da un balcone interamente realizzato in roccia ed in una delle estremità culmina con la parete della piccola chiesetta a cui è collegato che ha la particolarità di presentare internamente al di sopra della porta d’ingresso degli affreschi che, a dire il vero, non si presentano in un buono stato ma sono stati corrosi dal tempo. L’illuminazione interna di questa piccola chiesa è a carico di una minuta finestra che in realtà funge anche da porta d’ingresso che presenta nella porzione sottostante una pietra dal taglio irregolare che protegge una piccola vaschetta scavata sul pavimento dove si raccoglie dell’acqua sorgiva che probabilmente aveva lo scopo di dissetare il Santo eremita.

L’altare interno presenta una piccola porta su di un lato che a sua volta divida l’interno in due piccolissimi ambienti che erano probabilmente li ricavati perche il Santo ne potesse fare un uso personale; in realtà questa è anche la parte terminale dell’eremo, infatti proprio in questo punto si conclude il balcone che presenta una scala molto lunga che è scavata direttamente nella roccia e che immette, il visitatore che voglia farne uso, direttamente nel vallone.

Figura 1: particolare dell’altare interno dell’ eremo di San Bartolomeo, foto di Alessandra Renzetti.

Ma è presente un’altra scalinata proprio nel centro del balcone : la “Scala Santa” che è quella posta a destra e che il visitatore che raggiunge il sito in pellegrinaggio deve percorrere solo in salita in ginocchio mentre prega. Il vallone presenta nella porzione sottostante un ponte non artificiale ma ottenuto nella roccia in via del tutto naturale, affiancata ad una piccola sorgente.

I pellegrini, ancor oggi molto numerosi, attingono l’acqua da questa sorgente riportandola anche a casa in piccoli contenitori cosicché ne possano bere un po’ anche coloro che non siano riusciti a raggiungere l’eremo in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo: secondo al tradizione l’acqua in questo caso ritenuta “santa” rappresenta una speranza per i moribondi ed in più è ritenuta efficiente nei confronti delle malattie dei neonati , riuscendo a curare piaghe e ferite; queste sono tutte credenze che sono state direttamente ereditate dal passato.

Figura 2: eremo di San Bartolomeo visto dalla vallata , foto di Alessandra Renzetti.

I festeggiamenti in onore del Santo ci sono il 25 agosto , quando una folla senza età attraversa il fondo della valle, snodandosi lungo sentieri antichi e molto spesso anche difficili da attraversare, recando a turno tra le mani la statua in legno del Santo che talvolta genera anche delle liti opportuno visto che tutti quanti hanno l’ardente desiderio di stringerla tra le braccia lungo il percorso. Generalmente i pellegrini al mattino presto si recano nei pressi dell’eremo dove, la tradizione prevede che il sacerdote del paese celebri la Messa che stringe ulteriormente in preghiera i fedeli, e successivamente si da spazio ad una colazione “al sacco” che serve a dare nuova energia alla folla che dovrà affrontare la strada del ritorno verso il paese con la statua tra le mani.

La particolarità della statua è la sua resa in legno, tipicamente paesana; il Santo reca sulla spalla sinistra la pelle mentre ha nella mano destra un coltello, infatti secondo quanto attesta la tradizione Egli fu martirizzato in Oriente , dove su privato della pelle da vivo: non è un caso infatti se viene visto come il Santo guaritore delle piaghe e delle malattie epidermiche.

Come accade per molti degli eremi d’Abruzzo la fatica che si può provare nel percorrere le strade che conducano ad essi è poi appagata dalla bellezza e dal fascino del paesaggio circostante che nel suo sommesso silenzio sembra voler in realtà dire tante cose a chi vi giunge; ne viene fuori un contatto diretto dell’uomo con la natura che si manifesta in un dialogo interiore che porta l’uomo a compiacersi del “creato” che lo abbraccia; proprio con questo creato si sono confrontati molti eremiti che cercavano rifugio nella natura sfidando anche la difficoltà di vivere in questi territori, ma come direbbe Ignazio Silone: “l’uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti”. Probabilmente sono stati questi limiti che gli eremiti non conoscevano a renderli “grandi uomini”.

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Roccamorice, eremo di San Bartolomeoin Legio

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