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Roccamorice (Pe). Eremo di Santo Spirito a Majella

Nel nome di Celestino V: il fascino di una natura spirituale che abbraccia l’eremo di Santo Spirito a Majella.

Roccamorice: eremo di Santo Spirito a Majella

Diversi sono gli itinerari che possono essere seguiti passeggiando nella natura incontaminata e spirituale che circonda la Majella, definita la “montagna sacra” proprio perché a calpestarla sono stati i piedi di quegli eremiti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia di questo monte. Numerosi sono anche infatti gli eremi , le grotte, le abbazie che possono essere visitate e non soltanto osservate ma anche vissute interiormente in quanto la loro bellezza, il silenzio che li circonda riesce a dare spazio anche a riflessioni e pensieri che nella vita frenetica di ogni giorno che ormai l’uomo conduce, non troverebbero collocazioni.

La Majella è una montagna che da sempre ha sprigionato un fascino particolare ed ha attratto non soltanto visitatori e curiosi ma anche molti studiosi sia in ambito storico che in ambito geologico che hanno voluto saperne di più. Intanto anche la sua origine in qualche modo incuriosisce proprio perché l’etimologia stessa del suo nome si pensa sia collocabile all’interno di un mito molto famoso che ha dato spazio in molti casi a culture e tradizioni differenti. Infatti non sono in pochi a sostenere che l’ancestrale nome di questa montagna fosse non “Majella” ma “Paleno”, in onore appunto di Giove Paleno, oppure “Nicate”che probabilmente alludeva alla sua altitudine che era superiore rispetto ai monti vicini. Ma secondo la leggenda che riecheggia più forte tra le vallate di questa splendida montagna, in Frigia risiedevano delle giunoniche guerriere che venivano definite “magellane” ed i queste guerriere sicuramente la più bella era “Maja”, la quale ebbe un figlio altrettanto bello ed altrettanto grande, ma, secondo quanto racconta ulteriormente il mito, suo figlio fu ferito in battaglia e dunque la madre per tentare di difenderlo lo prese e fuggirono insieme , anche alle altre guerriere, verso il monte Paleno, ricchissimo di erbe medicinali che avrebbero potuto guarire le ferite del povero malcapitato, un’erba in particolare risultava miracolosa: essa nasceva sulla cima più alta del monte Paleno e la si poteva vedere solo dopo la scomparsa della neve; quando questi giunsero però ai piedi del monte videro che la neve c’era ancora e dunque la pianta che cercavano non era ancora fiorita ed infatti il figlio di Maja morì poco dopo e la madre disperata si lasciò andare ad un inconsolabile pianto , e le sua urla di dolore si poterono sentire per tutta la vallata.

Fu così che Giove scosso da questa straziante scena volle ricordare il povero figlio di Maja con una pianta simbolica: il Majo , piccolissimo albero con dei fiori gialli a grappolo che oggi sono sempre molto evidenti in primavera sulla Majella ed il fiore viene chiamato “maggiociondolo”. Dunque com’è possibile notare sin dall’antichità questa montagna ha conservato la sua profonda sacralità, basti pensare che leggenda continua con l’identificare questo monte con la tomba ed il tempio di Maja, questa madre addolorata che la tradizione vede addirittura consacrata ai lineamenti stessi della roccia che sembrano ricalcare il profilo di una grande donna che sembra guardare perfino tutta la vallata dall’alto. L’incantevole fascino della tradizione ha in un certo senso contagiato anche i più validi esempi del mondo cristiano: la Majella è stata infatti scelta il più delle volte come luogo sicuro in cui impiantare la propria vita ascetica e contemplativa, vivendo nel migliore dei modi la propria solitudine, e non è un caso se con il suo dolce silenzio e la sua splendida natura oggi è protettrice di eremi incantevoli che il più delle volte sorgono vicino a cascate, fiumi, o nei casi più estremi nelle rocce.

Questi “sentieri dello spirito”, come vengono appunto definiti i percorsi che conducono agli eremi sono molto praticati oggi, ma non soltanto da chi credere fermamente nel martirio subito da questi santi , ma anche dai semplici curiosi o appassionati di percorsi montani. Uno degli eremi davvero simbolici di questo “percorso spirituale”è quello di Santo Spirito a Majella che ha avuto addirittura l’onore di ospitare il Papa noto per il “gran rifiuto”Celestino V che secondo Dante Alighieri “per viltà” rifiutò l’elezione a pontefice; questo Papa , a dire il vero, è stato eccezionale proprio perché nella sua vita ha scelta l’umile strada ascetica, respingendo in ogni modo la voglia di potere curia e rifugiandosi tra i monti sacri d’Abruzzo. La scelta di vita di Celestino in un certo senso si fece portatore di un messaggio ancora attuale e che va ad ispirare le nuove generazioni che sono comunque affascinate da questa tradizione che viene oggi vissuta attraverso la rievocazione di quella che è la Perdonanza che è simbolo della riconciliazione, l’altro grande messaggio inviato da Celestino è un inno alla fratellanza che Egli ha voluto sviluppare attraverso le Fraterne , ed ovviamente fortissimo messaggio è anche quello della solitudine , come vero e proprio strumento di innalzamento spirituale oltre che di rinnovamento religioso:è un mezzo più semplice ed autentico per poter tendere a Dio ed avere un contatto diretto con Lui.

Celestino il cui nome in realtà fu Pietro Angelerio, nacque nel 1210 circa in Molise e la sua era una famiglia numerosa ma molto povera che viveva in assoluta umiltà; già da piccolino iniziò a mostrare i segni di quello che sarebbe stato un futuro ricco di avvenimenti, ed infatti dopo poco tempo si fece ospitare nel monastero benedettino di Faifoli dove fu ammesso a fare esperienza di vita monastica insieme ai suoi confratelli che furono subito attenti questa straordinaria, nuova figura. Ma Pietro entrò nel monastero con uno scopo ben preciso che però non riuscì a raggiungere con questa nuova esperienza, motivo per cui decise di lasciare il monastero per dedicarsi ad una vita molto più rigorosa e che fosse molto più impegnata nell’esperienza della contemplazione dunque sentì l’esigenza di cercare altrove e la risposta alle numerose domande che si poneva fu una: l’inizio della vita eremitica, una vita in cui la comunità giusta per lui fosse la natura creata da Dio. E infatti non vedeva l’ora di vivere in comunione con quella nota Majella di cui la fama era addirittura pessima infatti si pensava fosse sede di strani riti, si pensava fosse la dimora di streghe e demoni eppure Egli non ne aveva paura anzi, era desideroso di mettere proprio lì alla prova il suo “credo” e di combattere contro spiriti maligni e diavoli tentatori.

Ed in certo senso si può dire che la sua idea iniziava a convincere anche i suoi compagni di monastero, alcuni dei quali decisero di dedicarsi allo stesso stile di vita estremo ma vero, ma in realtà sfiniti dalla durezza delle intemperie e dai freddi invernali, per lo più si ritirarono da quest’intento e lo lasciarono solo. Ma Lui non fu scoraggiato da ciò infatti capì di non essere solo perché il Signore continuava ad essergli vicino e quindi andò avanti diventando quasi una figura magica per la gente del posto che iniziava a chiedersi quest’uomo e voleva a tutti i costi conoscerlo e volevano farsi confessare da Lui che però non aveva imboccato la via del sacerdozio e cercarono di convincerlo a farlo proprio i sacerdoti di Palena dove aveva iniziato la vita monastica: eppure diventato sacerdote decise di tornare sul Morrone per dare finalmente sfogo alla sua scelta di vita. Egli era diventato famoso a tal punto che tutti lo cercavano e parlavano di Lui come un uomo prodigioso capace addirittura di abbattere i mali più estremi e questo ovviamente lo costrinse a rifugiarsi in luoghi della “montagna madre” aspri e difficili da raggiungere ed ecco che decise di stabilirsi in una grotta primitiva che fu chiamata Santo Spirito a Majella, nella quale poté finalmente dedicarsi a quella che era la sua reale intenzione; molti dopo di Lui cercarono di vivere nelle stesse condizioni ma non ci riuscirono a causa del clima esasperante e del territorio particolarmente amaro che non consente di sopravvivere a lungo.

Santo Spirito a Majella si trova nel caratteristico paese di Roccamorice, un borgo che in realtà è stato un vero e proprio punto di riferimento per quanto riguarda la scelta eremitica, infatti un altro stupendo eremo è quello di San Bartolomeo particolare soprattutto per la sua posizione infatti si staglia sotto un tetto di roccia mostrando la nuda vallata. L’eremo di Santo Spirito di essere collocato all’estremità di una ripida salita che conduce all’omonimo vallone di Santo Spirito dove nella sua pacifica posizione sorge ovviamente la struttura eremitica.

L’eremo in origine era costituito solamente di celle scavate all’interno della roccia di cui ancora adesso si possono vedere le tracce anche perché erano vani che prima di ospitare l’eremo di Santo Spirito furono rifugio per altri personaggi quali per esempio il monaco Desiderio, ossia Papa Vittore III che con i suoi “anacoreti”costruì una chiesetta addossata alla roccia che però Celestino V poi trovò distrutta ed abbandonata, ma fu per Lui lo spunto per costruire una nuova chiesa che addirittura comprendeva l’oratorio, l’alloggio dei monaci e stanze per veri e propri ritiri spirituali. E dunque fu proprio nel 1293 che Santo Spirito a Majella divenne Santo Spirito sul Morrone, che però nel corso del tempo fu diverse volte lasciata in stato di abbandono e poi ripresa , infatti subì diversi restauri.

L’eremo sorge nella parte occidentale della Majella non molto lontano dal paese di riferimento, Roccamorice appunto, e può essere definito come la sede principale dell’ordine dei Celestini, anche se poi il loro principale centro divenne quello di Santo Spirito del Morrone a Sulmona. Strutturalmente è costituita da tre settori ben definiti che prevedono ognuno delle stanze con le proprie funzioni : la prima parte per esempio presenta la piccola chiesa con la sua sagrestia annessa ed un nucleo “abitativo”che è costruito su due piani ed affianco a quest’ultimo sorgono le mura del vecchio convento che è dato dai sei enormi stanze che però non sono più riconoscibili se non per i resti della mura. I primi due distretti dell’eremo sono addossati totalmente alla parete tanto da sembrare edifici distinti ma in realtà sono uniti da un lungo corridoio che conduce ad un altro edificio che è la Foresteria, che è stata chiusa negli ultimi anni proprio per le pessime condizioni in cui versava.

E’ proprio da quest’ultima porzione che ha il suo incipit uno degli elementi più significativi di tutto l’edificio: “la Scala Santa”che si divide in due durevoli scale delle quali una porta all’oratorio della Maddalena, dalla quale tra l’altro si sviluppa un sentiero molto stretto che a tratti è ricavato nella roccia e proietta proprio nel piazzale antistante all’eremo dov’è l’ingresso della chiesa mentre l’altro conduce ad ulteriori balconate, sono due in particolare e sono costruite proprio nella roccia. E proprio il piazzale antistante alla chiesa si possono notare le rimanenze di abbeveratoi che sono stati scavati direttamente nella roccia; al di sotto della chiesa invece , nascosta da essa quasi, c’è l’ingresso dell’eremo, che si affaccia timidamente verso la vallata e che rappresenta effettivamente il nucleo originale e simbolico di tutta la costruzione che è stata l’occasione per costruire in seguito tutto il resto della struttura e che oggi attrae soprattutto per le numerose leggende e per i particolari riti che gravitano intorno alla figura di Pietro da Morrone.

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Roccamorice, eremo di Santo Spirito a Majella

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