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Sant’Omero (Te). Chiesa di Santa Maria a Vico

Sant’Omero (Te). Chiesa di Santa Maria a Vico

Santa Maria a Vico

La costa teramana è stata plasmata dalla natura con un insieme di valli parallele, scavate da fiumi che dai monti scendono verso il mare. Se da Alba Adriatica, località balneare molto frequentata in estate, ci si dirige verso l’interno risalendo il torrente Vibrata, si incontrano alcuni piccoli paesi molto interessanti da visitare se si vuole fare un tuffo nella storia e nell’arte. Corropoli, Nereto e Sant’Omero sono infatti ricchi di monumenti e curiosità storico-artistiche. Tra queste è senz’altro da ammirare la piccola chiesa di Santa Maria a Vico, celebrata dal più grande studioso abruzzese di architettura, Ignazio Gavini, come l’unico monumento abruzzese dell’anno Mille che sia “giunto a noi quasi completo”.

Questa ipotesi viene avvalorata dal ritrovamento delle tracce di un edificio di epoca romana sul quale sarebbe poi sorta la chiesa. In realtà i documenti antichi, che sono lo strumento più affidabile usato dagli studiosi per ottenere certezze sulle date di chiese e monumenti del passato, non parlano di Santa Maria se non nel 1153, quando Papa Anastasio IV firma una bolla dove viene citata espressamente. Anche dallo studio dei metodi di costruzione usati per alzarne le mura è verosimile pensare che la data della bolla dica il vero sul periodo in cui venne fondata. In definitiva si può comunque dire che entrando tra le sue mura si compie un vero viaggio nel tempo, con un salto a ritroso di nove o dieci secoli.

Esterno e portale

Gli antichi architetti che lavorarono nella campagna di Sant’Omero decisero di fare da subito le cose in grande, soprattutto puntando sugli interni, e misero in cantiere la costruzione di una chiesa che già dall’inizio era in tre navate, divise da sei piloni fatti di mattoni e poggiati su semplicissimi e quasi rozzi capitelli. Poi, forse addirittura nel Trecento, si decise di donarle una facciata adeguata, nella quale venne inglobata anche la tozza torre campanaria. Per questo motivo si nota oggi una differenza così vistosa tra l’esterno, in mattone, e l’interno in pietra fatta eccezione per le colonne che sono anch’esse in mattoni. La facciata è abbellita da curiose decorazioni di mattoni messi a spina di pesce, mai vista prima in Abruzzo se non nella chiesa di San Leucio ad Atessa. Di sapore antico è la decorazione del portale, dove si scorgono dei blocchi di pietra scolpiti “a negativo”, cioè con le figure incassate nella pietra anziché a rilievo come sempre accade.

Sant’Omero (Te). Chiesa di Santa Maria a Vico

Una di esse è l’agnello con la Croce, il cosiddetto Agnus Dei, ossia l’agnello di Dio. Ci sono poi i simboli degli Evangelisti, con il leone alato di San Marco, il bue alato di San Luca e l’aquila di San Giovanni, oltre a vari motivi geometrici e floreali. Gli studiosi collegano questo tipo di decorazione al revival di elementi paleocristiani dovuti alla riforma gregoriana che ebbe spunto nell’abbazia di Montecassino. Molto belle sono invece le grate in pietra, dette transenne, che chiudono le finestre. Tranne una, sono tutte ricostruite nell’ottocentesco, come anche il rosone.

Interno

Nel Trecento la chiesa fu oggetto di importanti restauri anche all’interno e si vedono infatti ancora tracce di affreschi sulle pareti. Tra questi, purtroppo molto scoloriti dal tempo, si possono riconoscere una Madonna col Bambino e un Cristo in trono su un grande tabellone dipinto, e poi un’Annunciazione e un’altra Madonna col Bambino. Furono dipinti nei primi decenni del Trecento, e rivelano alcune componenti di stile giottesco. Qualche tempo dopo furono invece dipinte le figure che si vedono sotto un arco, tra cui un Cristo benedicente e un San Giovanni Evangelista.

Sant’Omero (Te). Chiesa di Santa Maria a Vico

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Nei dintorni

Avendo tempo per proseguire la visita, vale la pena di restare in zona e continuare il percorso alla scoperta della Val Vibrata toccando i vari centri del circondario, primo tra questi naturalmente Sant’Omero, che conserva i ruderi di un castello e il palazzo marchesale, ma ha soprattutto un Crocifisso in legno risalente al trecento che è custodito gelosamente nella chiesa parrocchiale. Per restare invece in tema di chiese romaniche non può mancare una visita alla chiesa di San Martino, a Nereto. All’interno si ammirano sculture e decorazioni di maggiore qualità e importanza rispetto a Santa Maria a Vico, come ad esempio i capitelli. Molto belli i blocchi di pietra scolpiti a rilievo con delle graziose rosette che si scorgono incastonati nella facciata, vicino al portale. Proseguendo in direzione di Ascoli Piceno, e tenendo a mente come filo conduttore del viaggio il percorso lungo il Vibrata, ecco un’altra piccola tappa da consigliare: Sant’Egidio alla Vibrata. La sua chiesa, dedicata all’omonimo Santo, venne fondata addirittura nel XII secolo ma è stata stravolta da numerosi e massicci lavori di rifacimento nel corso dei secoli. Il campanile e il portale sono infatti aggiunte del Cinquecento. Non bisogna farsi sfuggire infine il bel frammento di lastra in pietra scolpita che è stato incastonato sulla facciata di una casa che si trova davanti alla chiesa. Lungo la strada che porta verso la frazione di Villa Lempa si incrocia un gruppo di case nei pressi del kartodromo; sulla sinistra, un po’ infossate nella campagna, si scorgono le rovine di Faraone Vecchio, un borgo abbandonato la cui visita riserva inattese suggestioni. Da Villa Lempa si raggiunge infine l’Abbazia di Montesanto, arroccata nel bosco su una collina che guarda da nord Civitella del Tronto.

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