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Vasto (Ch). Museo archeologico dell’antica Histonium

Vasto (Ch). Museo archeologico dell’antica Histonium

Splendori dal passato: il museo archeologico dell’antica Histonium

Quando di parla dell’antica Histonium, , ci si riferisce all’affascinante e generosa città di Vasto, che nel corso del tempo ha fornito una nutrita documentazione archeologica a studiosi e ricercatori ,i quali hanno potuto quindi facilmente ricostruirne la storia, mostrandola anche in modo dettagliato a curiosi e visitatori che si sono spostati in passato, e continuano a farlo, verso questa terra per godere dei suoi “frutti”. La parola “Histonium”, deriva dalla parola greca “Histonia”, che significa “telaiolo”, infatti la città, diventata potente colonia dei Siracusani, dei Sanniti ed in seguito dei Romani, era legata soprattutto ad un florido commercio di tele e di lana.

L’enorme documentazione che Vasto offre, è possibile osservarla all’interno del Museo Archeologico che viene continuamente aggiornato , viste anche le continue novità che l’antico paese propone periodicamente. Si fa risalire la fondazione dell’antica città frentana di Histonium al condottiero dei Traci , Diomede, giunto in questo luogo dopo la guerra di Troia ,luogo che ha da sempre garantito un fiorente commercio, soprattutto delle lana com’è stato già detto a proposito dell’origine del nome, che aveva appunto attratto la colonia greca , che si era poi in seguito qui stabilita. Inutile dire che l’Abruzzo era ampliamente conosciuto anche dai fieri romani, non soltanto perché avevano la fortuna di confinare con questa regione, ma anche perché la maggiori strade romane, attraversavano questi territori e dunque l’influenza romana sul suolo abruzzese è sempre stato molto forte e sentita soprattutto in campo architettonico.

Vasto non riuscì a lungo a resistere all’espansione romana, e fu così che nel 305 a.C. cadde sotto il suo dominio e si ritrovò a combattere contro gli Epiroti a favore di Roma fino al 91 a.C., anno in cui , finalmente, prendendo parte alla “Lega della Confederazione dei Popoli Italici”che si schierarono contro Roma, perché stanchi di essere soggetti al suo interminabile dominio, ottenne la cittadinanza ed il titolo di Municipio. Venne compresa nella provincia Sannita nel 117, dopo essere stata ricostruita in seguito al deleterio scontro tra Silla e Mario. Ma la decadenza dell’antica Histonium ci fu, come in tutte le altre città delle altre regioni italiane, con la caduta dell’Impero Romano, quando ormai questi sontuosi territori sprofondarono nelle mani dei barbari che iniziarono ad invadere i ricchi “municipi romani” senza curarsi del male che potevano loro arrecare, ma pensando solo ed esclusivamente al loro benessere economico.

In tempi più recenti, poi l’antica Histonium, acquisì il nome il nome di “Vasto”che deriva da un antico vocabolo tedesco “guast”, che significa “residenza dell’amministratore di giustizia”, ossia, “sede del Guastaldo”.

La città conserva un numero elevato di siti archeologici con resti di edifici romani e di strutture come ad esempio terme, tombe, ville, teatri, ma anche tantissimi pavimenti musivi che sarebbero interessanti soprattutto da osservare “in loco”, acquedotti, ma non mancano anche importanti ritrovamenti quali bronzi, terrecotte, o tavole incise, infatti anche l’epigrafia è molto ricca ed ha permesso di ricostruire variegate situazioni.

Vasto (Ch). Museo archeologico dell’antica Histonium

Il Museo Archeologico di Vasto, è stato fortemente voluto proprio per l’ampia gamma di reperti elargiti dai numerosi siti archeologici; esso è uno dei più antichi d’Abruzzo, fu addirittura fondato nel 1849 per volere del Sindaco Pietro Muzii come Gabinetto Archeologico Comunale di Vasto, che inizialmente ospitava quegli oggetti che erano stati gentilmente messi a disposizione dei Vastesi perché tutti potessero vederli, poi ovviamente, grazie agli studi effettuati sul territorio, la gamma degli oggetti si ampliò pian piano fino a diventare il Museo che venne ospitato nella grande sede di prestigio del Palazzo d’Avalos, noto soprattutto per la sua bellezza: proprio questo Palazzo per secoli è stato residenza di una nobile famiglia abruzzese comprendente marchesi di Vasto e di Pescara che ricoprivano molte cariche amministrative nel XVI secolo. Il Museo , dunque, inizialmente era ospitato nel Palazzo Comunale presso la Chiesa del Carmine, ma poi fu spostato in un salone dell’ex convento di San Francesco, nel 1859. Per molto tempo rimase lì, ma venne poi chiuso e smantellato nel 1956, anno in cui una frana aveva trascinato una parte del centro storico verso il mare ed essendo considerata in pericolo questa ricchezza , il Museo fu spostato definitivamente nel già citato Palazzo d’Avalos, dove è posto ancora oggi ed è visitabile da tutti.

Internamente è molto completo: l’osservazione dei reperti suscita un forte stupore nell’osservatore, soprattutto perché egli può anche avvalersi di una esaustiva ricostruzione storica e urbanistica, supportata da dettagliate documentazioni.

Le sale espositive sono cinque ed ognuna di queste focalizza la sua attenzione su un aspetto: solo in questo modo è stato possibile procedere alla ricostruzione dell’antica Histonium dalle più datate fasi dell’età del Ferro, fino alla città medioevale e moderna di Vasto, ed i cambiamenti che il suo territorio ha dovuto subire nel corso del tempo dall’età del Ferro al I secolo a.C.

In modo speciale l’attenzione si è concentrata sulla situazione che la zona viveva prima che fosse istituita la città, visto che nell’area costiera compresa tra i fiumi Sangro e Trigno, si erano stanziate tribù sannitiche , studiate a partire non soltanto dalle testimonianze archeologiche di tipo funerario ma anche dai numerosi frammenti degli oggetti in bronzo che avevano principalmente una funzione militare. Moltissime sono le corazze , anche preziosamente effigiate che sono state esposte in questa prima sala perché rinvenute in questo periodo, ma non mancano oggetti prettamente femminili quali bracciali o cinture . Numerose sono anche le statuette votive di questo momento che attestano la presenza di santuari ed in epoca più moderna, nello specifico intorno all ’87 a.C. dopo la Guerra Sociale, quando si sviluppano anche fortemente le strade di collegamento, utili per lo più per ampliare le attività commerciali.

Nella seconda sala vengono principalmente evidenziate le caratteristiche legate allo sviluppo urbanistico della città: essa è stata ricostruita soprattutto in seguito all’analisi ed allo studio delle necropoli che , come ben si sa, venivano costruite tutt’intorno alla città e non c’era posto per esse nella città stessa, dunque in questo modo ne hanno quasi evidenziato i contorni. Tra i reperti osservabili in questa sala ci sono i resti murari , ma soprattutto testimonianze numismatiche risalenti alla prima età imperiale , interessanti sono soprattutto le monete che riportano nomi dei più grandi imperatori: Augusto, Tiberio, Vespasiano e Domiziano. È stata evidenziata anche una massiccia presenza di ritratti , i quali particolarmente impreziositi si rifanno per lo più agli imperatori , ma un caso particolare è rappresentato soprattutto dalla elegantissima testa di Afrodite che è stata esposta come una possibile rielaborazione ellenistica di un tipo statuario tardo-classico del IV secolo a.C. Accanto ad elementi della vita pubblica e civile , sono stati ritrovati infatti ed esposti anche elementi che si associano al mondo religioso, come edifici di culto , templi, o statue di piccole dimensioni che riproducono le divinità. Vicino a questi elementi prendono posto anche altri elementi legati alla quotidianità : ceramiche utilizzate nelle mense, ma anche splendide lucerne anche finemente elaborate. Tra i numerosi oggetti in bronzo spiccano maggiormente vasi che con le loro decorazioni si richiamano al mondo ellenistico, ma anche cucchiai, spatole, o addirittura chiavi.

Nella terza sala invece c’è stata una ricostruzione molto attenta della grande città durante l’età imperiale dove il piano urbanistico prevedeva la realizzazione di anfiteatri, teatri, acquedotti e tutte queste costruzioni sono state realizzate in laterizio, non a caso sono stati rinvenuti anche siti che hanno visto svilupparsi numerose fabbriche di questo materiale. Le famiglie benestanti della città di Histonium, si sono dedicate moltissimo alla monumentalizzazione della città. Alcuni di questi edifici hanno svelato anche preziosi mosaici:non diversamente da Roma infatti all’interno del tessuto cittadino sono state recuperate pavimentazioni in mosaico in bianco e nero, o in alcuni casi policrome; proprio nel museo sono conservate tessere di mosaico probabilmente destinate ad ambienti importanti che presentano immagini geometriche o addirittura figure zoomorfe come nel mosaico bianco, rosa e rosso, che ha come protagonista un leone in atteggiamento di dominio, fiero nel suo incedere. Sicuramente i più bei mosaici sono stati rinvenuti all’interno delle terme: essi sono caratterizzati da splendide scene marine con tigri marine , pesci, delfini, polipi, cavalli marini che nuotano; celebre è soprattutto l’enorme mosaico trovato nelle terme alla fine di via Adriatica, in cui c’è la figura di Nettuno al centro, con tridente e delfino , circondato da un corteo di Nereidi e di Tritoni a cavallo di vari animali di mare.

Vasto (Ch). Museo archeologico dell’antica Histonium

Molte sono anche le epigrafi ritrovate ed esposte, le quali il più delle volte sono delle dediche a signori di un certo rango, all’imperatore o a persone vicine all’imperatore come nel caso dell’epigrafe monumentale dedicata al legato dell’imperatore Claudio, Geta, mandato in Britannia, ma non mancano anche epigrafi rinvenute in luoghi di culto, molto spesso associate anche ad opere musive. Certo, non ci sono solo strutture importanti all’interno della città ma ci sono anche edifici più semplici, come per esempio le case dei comuni cittadini, delle quali si possono ammirare non soltanto resti murari, ma anche gli oggetti che provengono dai loro interni.

Nella quarta sala, il soggetto dell’esposizione è soprattutto la necropoli, nella fattispecie, quella trattata si trova in “Largo Barbacani”, dove sono stati rinvenuti resti di sepolture soprattutto femminili, dotate di un variegato corredo;esse quindi non mostrano soltanto un sepolcreto monumentale di diversa natura, ma anche di un’enorme presenza di oggetti soprattutto personali come gioielli, scodelle, ampolle per il balsamo oltre che urne, stele, cippi funerari che presentano anche delle iscrizioni in onore del defunto.

L’ultima sala del Museo è quella che guarda al paesaggio dal periodo tardo-antico all’altomedioevale: la città era stata duramente colpita nel 346 d.C. da un devastante terremoto e fu proprio Fabio Massimo a concretizzare lavori di restauro per cercare di recuperare il più possibile edifici di quest’area. Molte sono ancora le necropoli costruite durante questo periodo e dotate di numerosi corredi, ma non mancano anche complessi murari del “castrum” medioevale che hanno dato alla luce soprattutto maioliche arcaiche ed armi.

La bellezza del Museo non sta solo nella vasta gamma di reperti e ricostruzioni che esso offre al pubblico,ma anche nello splendido giardino che il Palazzo, d’origine quattrocentesca, offre;ha una posizione panoramica che permette al visitatore di sporgersi ed osservare la costa adriatica, e sedere all’ombra di colossali piante che sembrano proiettare con i loro profumi in un mondo orientale.

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