Guerriero di Capestrano

In una sala del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti si trova una enigmatica statua in pietra, alta più di un uomo e dal misterioso “cappellone” di pietra: il Guerriero di Capestrano.

Così chiamato dal luogo dove fu trovato, il borgo aquilano di Capestrano, e divenuto il simbolo dell’Abruzzo e della sua affascinante storia millenaria.

Guerriero di Capestrano
il guerriero di Capestrano (Aq), museo archeologico nazionale di Chieti

Il Guerriero di Capestrano

In realtà il Guerriero di Capestrano è una statua funeraria che era collocata sulla sommità del tumulo di terra posto sopra la tomba.

Risulta scolpita in un unico blocco di pietra attorno alla metà del VI secolo a.C. e raffigura un principe guerriero.

Venne alla luce nel 1943 durante gli scavi della necropoli che si trova ai piedi del borgo di Capestrano (AQ), vicino alla strada che corre lungo il Tirino collegando Navelli a Bussi.

Il ritrovamento fu casuale, dovuto ad un contadino che arava il terreno per preparare una vigna. Subito iniziarono le ricerche degli archeologi.

Tra il settembre e il dicembre dello stesso anno recuperarono l’elmo a forma di disco, che ancora mancava.

Ma scoprirono anche il frammento di un’altra statua abbastanza simile, ma in questo caso raffigurante una donna, che si trovava sotto l’elmo. Esso divenne poi celebre come “Torsetto muliebre”

Torsetto da Capestrano, statua stele funeraria femminile del V-IV secolo a.C.

Emersero anche una trentina di tombe. Alcune di esse erano del tipo detto a incinerazione, nel quale il defunto viene cremato e le ceneri conservate in un vaso.

Altre invece del genere a inumazione, nelle quali il corpo viene semplicemente seppellito in una fossa scavata nella terra.

Le più antiche risalgono al V e al IV secolo a.C., a quella che gli studiosi chiamano età del ferro.

Armi e corazza

La scultura del Guerriero di Capestrano è stata ricavata da un unico blocco di pietra ed è alta oltre due metri.

Il Guerriero di Capestrano

A esso si aggiunge una base di quasi mezzo metro di altezza.

Questo, unito all’ampiezza delle spalle, quasi 135 cm, conferisce un’imponenza fuori del comune ad un’opera realistica e fantastica nello stesso tempo, così lontana da ogni riduttiva interpretazione estetica.

Il copricapo, a forma di disco e dall’incredibile ampiezza, è completato da una calotta semisferica con una cresta innestata che genera una sorta di coda.

Gli studiosi non hanno un opinione comune sui lineamenti del volto, semplicemente stilizzati per alcuni, vera maschera protettiva o funeraria per altri.

La fascetta che gira intorno al collo aveva nella vita reale sia una funzione ornamentale che protettiva.

Armi e corazza del Guerriero

Impressionante l’armamento, composto da:

  • spada
  • piccolo pugnale dal manico decorato con figure umane
  • ascia che forse è uno scettro
  • due lunghe lance

Non da meno è la corazza alla quale il guerriero affidava la sua vita in battaglia.

La schiena e il torace, all’altezza del cuore, sono protetti dai famosi dischi-corazza detti kardiophilakes (ossia paracuore).

L’addome difeso da una lastra sagomata retta da fasce e cinghie incrociate, le gambe coperte da schinieri, i piedi da calzari.

Chiamatemi Nevio Pompuledio

Ma chi era veramente il guerriero?

Sul pilastro sinistro che regge la statua c’è una scritta, incisa verticalmente su una sola riga, da leggere dal basso verso l’alto.

La sua interpretazione ha generato dispute su dispute, appianate di recente dallo studio di alcune iscrizioni ritrovate a Penna Sant’Andrea, vicino Teramo.

Iscrizione in lingua italica sul pilastrino di sinistra con nome del re Nevio Pompuledio e dello scultore Aninis.

Circa l’alfabeto usato, dovrebbe trattarsi di quello in voga presso le tribù sabelliche. Il quale da Cuma sarebbe poi stato diffuso nella penisola, differenziandosi quindi nelle tre varianti di alfabeto

  • piceno (al settentrione)
  • pretuzio (al centro)
  • aternese (ad occidente e a meridione)

Il dialetto, poi, è vicinissimo a quello umbro-osco e recita:

“me bella immagine fece Aninis per il re Nevio Pompuledio”

Svelando così il nome del guerriero ma anche dell’artista.

Nella stessa area del museo destinata al Guerriero si trovano altri reperti simili come:

  • stele di Guardiagrele
  • torso di Atessa da Tornareccio
  • frammento di Rapino
  • cappello di pietra da Comino di Guardiagrele
  • gambe del diavolo da Collelongo
  • torsetto femminile da Capestrano.
“gambe del diavolo”, da Collelongo (Aq)
“stele di Guardiagrele”, da Guardiagrele (Ch)

Videoguida

E ora la nostra videoguida.

Il Museo Archeologico Nazionale

Il Museo Archeologico Nazionale è ospitato nella prestigiosa sede della storica Villa Frigeri e fu inaugurato nel 1959.

Oltre al Guerriero, nelle sue sale sono conservate le testimonianze più significative dell’archeologia abruzzese e vale la pena di ammirarle proseguendo la visita.

Al pian terreno le statue romane, le bellissime teste in pietra e le numerosi iscrizioni offrono uno spaccato completo sulla storia e la vita dei luoghi di provenienza.

Museo Archeologico Nazionale di Chieti, la galleria principale

Una ricca Sezione Numismatica raccoglie le monete di ogni epoca storica provenienti dal territorio regionale.

Due sale sono destinate a mostrare la Collezione Pansa, donata nel 1954 dagli eredi dell’avvocato e studioso d’antichità sulmonese Giovanni, vissuto nel secolo scorso.

Nel 1992 è stata riallestita esponendo il meglio degli oltre 500 reperti come gioielli, strumenti per la bellezza, delicati vetri soffiati, oggetti legati alla vita quotidiana.

L’arco cronologico coperto va dalla preistoria all’epoca romana.

Al piano superiore, oltre a una ricca biblioteca tematica, si trova la sezione dedicata alle tribù italiche che vivevano in Abruzzo prima dell’arrivo dei romani e delle quali sappiamo molte cose studiando gli oggetti che essi lasciavano accanto ai defunti, pensando che fossero loro utili nella vita ultraterrena.

Da Campovalano, Alfedena e Penna Sant’Andrea provengono reperti spettacolari come un elmo, lapidi funerarie, collane, armi, ma anche semplici elementi di uso quotidiano.

A seguire sono le sale di Ercole, con il meraviglioso bronzetto dal santuario di Ercole Curino a Sulmona.

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