Non si può mettere piede a Chieti senza aver assaggiato i maccheroni alla chitarra. Non è una pasta qualunque: l’impasto di farina e uova, steso a sfoglia, viene pressato su uno strumento di legno teso con fili d’acciaio che ricordano le corde di una chitarra.
Da quel passaggio escono spaghettoni dalla sezione quadrata, perfetti per trattenere il condimento. E il condimento è uno solo: il ragù di carne, fatto con manzo, maiale o agnello, che cuoce per ore e si attacca alla pasta come un abbraccio.
I ristoranti della città lo servono con una generosità che farebbe invidia a qualsiasi trattoria di Bologna. Da non perdere, per chi si spinge fino a Lanciano, il rintrocilo, un unico spaghetto lunghissimo tagliato a mano senza matterello, condito con sugo di pecora o ragù di castrato. Una pasta che nasceva per Natale e che oggi ti serve tutto l’anno.
La vera anima della cucina teatina però è la carne. Il simbolo indiscusso sono gli arrosticini: spiedini di agnello o di pecora tagliati a cubetti e cotti a puntino sulla brace. Si mangiano generalmente con le mani, uno dopo l’altro, fin quando la teglia è vuota. Se poi la voglia di formaggio è tanta, bisogna cercare le pallotte cacio e ove, polpette di pane e formaggio bollite in un sugo di pomodoro che le rende morbide e filanti. Oppure i fiadoni, che non sono altro che dei ravioli giganti, ripieni di una crema di formaggi locali come il pecorino. Mentre l’inverno propone zuppe antiche di fave e carciofi, il vero salume jolly resta la Ventricina, un insaccato crudo dal colore acceso che si taglia al coltello e si fa strada a fette nei taglieri degli aperitivi. I sapori sono quelli forti della pastorizia, quelli che non si dimenticano.
Se si scende verso la costa, a Vasto, il primo piatto di mare si chiama brodetto alla vastese: una zuppa saporita con tanti piccoli pesci cotti in momenti diversi, arricchita da pomodoro e peperoni. Si serve idealmente accompagnato da crostini di pane abbrustolito, proprio per non perdere neanche una goccia. Per pulire il palato tra un boccone e l’altro, il contorno tipico sono le rape strascinate: foglie di rapa lessate con aglio e peperoncino, ripassate nell’olio bollente per ottenere una nota piccante che conquista.
A chiudere il pasto, il dolce della tradizione è la cicerchiata, una cascata di piccoli frittellini dorati ricoperti di miele e canditi, ideale per finire in bellezza la cena abruzzese. Una cucina semplice, fatta di pastorizia e mare, ma con una marcia in più che convince a ogni forchettata.
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