Firenze ha salutato l’edizione numero 110 di Pitti Uomo con un caldo che sapeva già d’estate. Tra cortili pieni, passi veloci e taccuini aperti, le collezioni Primavera-Estate 2027 hanno mostrato una voglia chiara: muoversi leggeri, senza rumore, ma con carattere.
Il salone, che tradizionalmente raccoglie oltre settecento marchi tra storici e outsider, ha parlato una lingua semplice: meno ostentazione, più sostanza. Si è visto nelle scarpe che non cercano l’effetto wow, e negli accessori che si accendono di dettagli utili. È lo stile che torna a vivere per strada, nelle giornate calde in cui contano tatto, respiro, durata.
Un buyer accanto a me palpa una tomaia in pelle morbida, sorride e sussurra “questa invecchia bene”. È un indizio. Il punto sta lì, ma lo capisci solo dopo qualche padiglione: il trend non è uno stile unico, è un modo di progettare. Equilibrio e misura. Con una dose di piacere sensoriale che non ha bisogno di urlare.
Scarpe: tra sport e sartoria
Le sneaker si alleggeriscono. Trame tecniche traspiranti incontrano pelli conciate al vegetale; le forme restano sobrie, suole mediamente sottili, grip deciso. Le “retro runner” tornano, ma senza nostalgia: linee pulite, colorazioni calme — sabbia, burro, blu polvere — con lampi di limone o corallo a marcare il passo. Chi cerca sostanza trova costruzioni riparabili e solette estraibili; molti brand segnalano filiere tracciate e pellami LWG o tessuti GRS, dati verificabili in etichetta.
I mocassini rientrano in campo: punte appena squadrate, cuoio flessibile, dettaglio di nappina o penny, ma resi urbani da fondi in gomma naturale. I sandali si fanno intelligenti. Due strade: il “fisherman” in pelle intrecciata, elegante su pantaloni ampi; oppure cintini tecnici con velcri sottili, plantari anatomici e colori minerali. Per la spiaggia, ciabatte e slider in materiali soffici, a volte con texture ondeggianti che non scaldano il piede. Piccola nota di archivio: derby cuciti a vista, cuciture stile Norwegian o Goodyear light, pensati per essere risuolati. L’idea è semplice: compra meno, usa meglio.
Accessori: funzione e gesto
Le borse perdono peso: tote in canvas cerato, tracolle compatte che tengono telefono, chiavi, occhiali; zaini sottili con schiene aerate. Le cinture si ammorbidiscono, fibbie discrete, pelle martellata o intrecci di cotone cerato per l’estate in città. Gli occhiali giocano con l’acetato trasparente e lenti color tè o verde tenue; aste più sottili, meno logo. I cappelli? Bucket a maglia traforata, berretti da baseball puliti, qualche panama leggero. Piccoli gioielli in acciaio satinato o argento brunito, catene corte: un accento, non un manifesto.
Accanto agli outfit da giorno, i costumi parlano accessori: pouch impermeabili, sandali acqua-terra, asciugamani compatti. È l’idea del set: pochi pezzi, tutti coerenti. Il filo che li unisce è la sostenibilità senza retorica. Materiali certificati quando possibile, componenti modulari, riparabilità. Non tutti mostrano numeri, e alcuni claim restano da verificare: almeno qui, il design non finge.
Nel cortile della Fortezza da Basso il cuoio profuma, i carrelli scricchiolano, qualcuno prova a correre con una sneaker nuova per sentirne l’appoggio. Vedi uomini diversi — ventenni asciutti, professionisti frettolosi, artigiani con mani scure di tinta — e capisci perché questa stagione funziona: è inclusiva senza proclami. La Primavera-Estate 2027 scommette su artigianato e minimalismo caldo, su colori vivi ma non invadenti, su accessori che aiutano, non impediscono.
Alla fine resti con un’immagine: un paio di mocassini morbidi, una borsa in tela vissuta, occhiali chiari, un cappello che fa ombra giusta. Non c’è fretta, c’è passo. La domanda è semplice: che cosa vuoi che racconti la tua prossima scarpa quando entrerai in una stanza senza far rumore?