Capestrano custodisce il fiume più limpido d’Italia e il mistero del Guerriero. Una guida completa tra tesori del Rinascimento, escursioni in canoa sul Tirino e i sapori autentici della cucina abruzzese.
Pianificare le vacanze è un qualcosa che andrebbe fatto con un bel po’ di mesi di anticipo. Così non si corre il rischio di andare incontro ad un tutto esaurito che cancellerebbe di colpo ogni desiderio di andare a visitare un posto specifico. Inoltre muoversi tempo prima molto spesso consente di spendere meno rispetto al prenotare tutto a ridosso del periodo in cui staccherai con il lavoro. E le vacanze possono essere di diverso tipo. Non solo al mare ma anche in montagna, e possono fondere insieme più prerogative.
C’è un angolo d’Abruzzo dove l’acqua ha il colore dello smeraldo e il silenzio è interrotto solo dai remi che battono sul fiume. Ho visitato Capestrano lo scorso weekend e ho scoperto un posto che è davvero, davvero incantevole, per storia, arte ed anche per la gastronomia locale. Si tratta di Capestrano.
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Dimenticate i soliti itinerari affollati. Questo borgo in Abruzzo si trova sospeso tra il Gran Sasso e la Valle del Tirino, dove il tempo sembra essersi fermato al XV secolo. Capestrano è un borgo di pietra bianca che custodisce quello che molti definiscono il fiume più pulito d’Italia e un’eredità archeologica che profuma di mistero. Se cercate un’esperienza che unisca il silenzio della natura alla forza della storia, questo è il posto giusto.
Dominando la valle con le sue torri circolari, il Castello Piccolomini non è solo una fortezza, ma un viaggio nel Rinascimento. Camminando tra le sue mura, si percepisce l’importanza strategica che questo borgo aveva per il commercio della lana. Ma Capestrano è, prima di tutto, la patria del Guerriero. Sebbene l’originale del VI secolo a.C. sia custodito a Chieti, qui l’anima di quel fiero popolo italico è ovunque.
Il consiglio dell’esperto: Non limitatevi al castello. Cercate l’Abbazia di San Pietro ad Oratorium. Sulla sua facciata si trova il misterioso Quadrato del Sator: una sequenza di parole che si legge in ogni direzione, un enigma medievale che ancora oggi toglie il sonno agli storici.
Il vero protagonista è lui: il fiume Tirino. Le sue acque sono così trasparenti che, navigando in canoa canadese, sembra di fluttuare nel vuoto. La vegetazione subacquea ondeggia sotto di voi in un gioco di luci verde smeraldo.
La cucina qui non è solo cibo, è un racconto del territorio. Ecco tre indirizzi testati per voi:
L’Autore
Salvatore Lavino è un giornalista professionista e autore certificato Google con un’esperienza ultra-decennale. Dal 2009 analizza e racconta i fatti del giorno, spaziando dall’attualità alla cronaca, dalla politica allo sport. La sua firma è garanzia di approfondimento trasversale, con un interesse specifico per la cultura e le eccellenze enogastronomiche italiane, che esplora con l’occhio critico del cronista e la passione del narratore.
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