La Nazionale dei Giovani a Fatica Contro il Lussemburgo: la Salvezza Arriva da un Gol di Pio Esposito

Un test che doveva accendere entusiasmo e invece ha messo a nudo fragilità: l’Italia giovane di Silvio Baldini ha piegato il Lussemburgo con fatica, trovando solo nel finale l’appiglio per non scivolare in un’altra notte storta. Una serata che non chiude il cantiere, ma ricorda perché il cantiere esiste.

Un’amichevole che pesa più del previsto

Chiamiamola pure amichevole, ma i segnali contano. Davanti a una selezione che occupa intorno alla 97ª posizione della classifica FIFA (dato riportato alla vigilia), gli Azzurri hanno mostrato idee luminose a intermittenza e ombre persistenti. Il primo controllo tradiva spesso l’emozione, il primo passaggio era scolastico e la seconda giocata non arrivava. Quando il ritmo si abbassava, il Lussemburgo risaliva il campo con ordine, sfruttando la lentezza nelle transizioni negative.

Nel nuovo corso ad interim di Baldini, il pressing è partito alto, ma non sempre coordinato. Linee troppo lunghe, scivolamenti in ritardo, un paio di situazioni pericolose con palla scoperta che hanno costretto la difesa a rincorrere. Mancano dati ufficiali su xG o PPDA; a occhio, però, la squadra ha concesso poco dentro l’area, soffrendo soprattutto perimetrali e seconde palle. È esperienza: quando ti misuri con avversari compatti, la pazienza diventa un’arma. Qui, spesso, è mancata.

Qualcosa però si è visto. Due catene laterali in crescita, con gli esterni pronti a cercare l’imbucata breve o il cross teso sul primo palo. La regia bassa ha alternato verticalità a cambi campo puliti. E la gestione emotiva, nei momenti di affanno, non è crollata. Piccoli passi, certo, ma passi veri.

Il segnale che cercavi

La partita è rimasta inchiodata finché un talento ancora in definizione ha messo il proprio nome sulla serata. È stato Pio Esposito a trovare il gol che ha fatto respirare tutti. Non serve ricamare: attacco al primo spazio utile, scelta rapida, conclusione pulita. La differenza, a certi livelli, è spesso una frazione di secondo. E quel lampo ha spaccato un copione che rischiava di diventare frustrante.

Il punto, qui, non è solo la vittoria. È il segnale. Quando l’inerzia si spegne, serve qualcuno che si prenda la responsabilità dell’ultimo metro. Esposito l’ha fatto con la naturalezza di chi, più che “predestinato”, è affamato. È il tipo di gesto che dà fiducia a un gruppo e traccia un perimetro: da qui si riparte.

Su Baldini: prima panchina da ct ad interim, scelta coraggiosa nelle rotazioni e messaggi chiari. Ha osato senza scoprire il fianco, ha chiesto linee corte e aggressività intelligente. Non tutto ha funzionato, ma la rotta è leggibile. Con tempo e allenamenti, la squadra può guadagnare sincronismi nei movimenti senza palla e più qualità tra le linee.

Cosa resta, allora? La sensazione che questa Nazionale giovane abbia bisogno di gesti semplici fatti bene: tempi di smarcamento, prime letture difensive, più personalità nel comandare il match. E resta l’immagine di un gruppo che, pur ansimando, ha avuto il coraggio di cercare la porta senza attendere il “momento giusto”.

Forse è questo l’invito della serata: accettare l’imperfezione, tenere la partita in mano anche quando brucia, dare spazio a chi ha fame. Davvero non è così che, passo dopo passo, si costruisce un’identità che non teme il prossimo avversario?