Se hai solo ventiquattr’ore, Ortona ti accoglie lo stesso. Si comincia dal Castello Aragonese, che domina la città dall’alto di uno sperone roccioso. La vista sull’Adriatico è il primo regalo. Poco distante, la Cattedrale di San Tommaso Apostolo custodisce le reliquie dell’apostolo, e l’atmosfera raccolta merita una sosta.
Il Museo della Battaglia racconta un pezzo importante della Seconda Guerra Mondiale, quello che valse a Ortona il nome di “Stalingrado d’Italia”. Se il tempo stringe, si può scegliere: storia o mare?
Perché la Costa dei Trabocchi inizia proprio qui, con le sue antiche macchine da pesca in legno che sembrano sospese tra cielo e acqua. Un giorno basta per assaggiare il carattere della città, ma non per conoscerla davvero.
Con un weekend, si può respirare. La prima giornata è per il centro storico, il castello, il museo, e una passeggiata sul lungomare fino al Torrione Aragonese. La seconda si dedica alla ciclabile dei Trabocchi, quaranta chilometri di ex ferrovia trasformata in pista ciclopedonale che corre accanto al mare. Si noleggia una bici, si pedala senza fretta, ci si ferma in uno dei trabocchi ristorante per un pranzo di pesce. L’acqua è limpida, la salsedine accarezza la pelle. Si torna in città al tramonto, quando il castello si illumina e i vicoli del centro si fanno silenziosi. Non c’è l’ansia di vedere tutto, ma la calma di assaporare quello che capita.
Tre giorni sono il lusso di chi non ha fretta. Si può ripetere l’essenziale, ma con un’attenzione diversa. Si scopre l’Abbazia di San Giovanni in Venere, un gioiello romanico arroccato su una collina che guarda il mare. Si esplorano i borghi dell’entroterra, Roccascalegna e Gessopalena, dove la pietra racconta storie di pastori e cavalieri. Si mangia pasta alla chitarra e arrosticini, si beve Montepulciano d’Abruzzo. E quando arriva il momento di partire, ci si accorge che tre giorni non sono ancora abbastanza. Ma Ortona ha questa dote: lascia sempre la voglia di tornare.
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