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Santo Stefano di Sessanio, il borgo di pietra che ha conquistato Hollywood

L’Abruzzo è una regione che molti attraversano in autostrada senza mai fermarsi. E chi si ferma, spesso si limita alle località balneari o ai parchi naturali. Ma l’entroterra custodisce borghi che meriterebbero ben più di una visita veloce.

Il primo è Santo Stefano di Sessanio, un paese di pietra calcarea bianca che sembra uscito dal Medioevo. Non è un museo all’aperto, è un paese vero, dove le stradine strette salgono e scendono senza una logica apparente, e dove il silenzio è rotto solo dal passo dei turisti che cercano la Torre Medicea.

3 Borghi da visitare in Abruzzo – InAbruzzo.it

Qualche anno fa, George Clooney ci ha girato alcune scene di The American, e ancora oggi i locali indicano con orgoglio i luoghi del set. Da qui, in dieci minuti di macchina, si arriva a Rocca Calascio, una fortezza che domina la valle e che è stata usata come location anche in Il nome della rosa.

Scanno, il borgo dei fotografi e il lago a forma di cuore

Poco più a sud, c’è Scanno. Questo borgo è famoso per due cose. La prima sono le sue donne, che ancora indossano il costume tradizionale nero con il cappello a tombolo, un’immagine che ha attirato fotografi da tutto il mondo, tra cui Henri Cartier-Bresson. La seconda è il lago, che visto dall’alto disegna un cuore perfetto.

C’è un sentiero, chiamato appunto Sentiero del Cuore, che regala uno dei panorami più romantici d’Abruzzo. Ma il borgo stesso merita una passeggiata, tra vicoli e palazzi con le caratteristiche “cimmause”, scalinate d’ingresso che un tempo servivano a tenere l’acqua piovana lontana dalle case. E poi c’è il Pan dell’Orso, un dolce che si trova solo qui e che vale la pena assaggiare.

Pacentro, il borgo che ha ispirato Escher (e vive di artigianato)

L’ultimo, ma non per importanza, è Pacentro. Meno conosciuto dei precedenti, è forse il più autentico. Qui le stradine sono ancora lastricate di pietra viva, e l’artigianato del rame e del ferro battuto è una tradizione che resiste.

Nel 1929, il famoso incisore olandese Maurits Cornelis Escher rimase talmente colpito dalle architetture del borgo da dedicargli una litografia. Oggi, passeggiando per Pacentro, si capisce perché: i giochi di scale, torri e archi sembrano usciti da un disegno impossibile. Se si passa di qui a luglio, si può assistere a una rievocazione storica che riporta indietro nel tempo. E dopo la visita, una pasta alla chitarra con un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo è d’obbligo.

Francesca Guglielmino

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