Arrivi a Sulmona e il primo colpo d’occhio è per l’Acquedotto Svevo, con le sue arcate gotiche che dominano Piazza Garibaldi. Non è una di quelle piazze che si attraversano di fretta: i vecchi si siedono al sole, i bambini rincorrono i piccioni, e l’aria profuma di zucchero e mandorle.
Perché Sulmona, nel cuore della Valle Peligna, è la capitale del confetto. Qui si produce da secoli, e la fabbrica Pelino, fondata nel 1783, è ancora oggi un punto di riferimento. I confetti di Sulmona sono finiti persino ai matrimoni reali inglesi, e passeggiando per Corso Ovidio ci si rende conto che non si tratta solo di un dolce, ma di un’ossessione.
Confetti di ogni colore, dimensione, sapore, disposti in mazzi che sembrano fiori di zucchero. La tradizione narra che siano nati qui alla fine del Quattrocento, quando si cominciò a rivestire la mandorla con lo zucchero di canna. E ancora oggi la ricetta è rimasta quella: due soli ingredienti, e tanta pazienza.
A due passi dall’acquedotto, la Cattedrale di San Panfilo ti accoglie con un interno barocco che lascia senza fiato. Ma la vera sorpresa è il chiostro medievale, silenzioso e fresco, ideale per una pausa di pace. Poco distante, il Complesso della Santissima Annunziata sembra uscito da un sogno: una facciata gotica intarsiata che nasconde un museo archeologico con reperti romani e la famosa Domus di Arianna. Se si è fortunati, la visita può capitare durante la Giostra Cavalleresca, che si tiene a fine luglio. In quei giorni, la città retrocede di cinque secoli: sbandieratori, dame in costume e cavalieri si sfidano in una rievocazione storica che riporta alla mente i tornei medievali. E poi c’è Ovidio, il poeta latino nato proprio qui, che se ne sta in piedi su Piazza XX Settembre con un’aria fiera e un po’ malinconica. La sua Sulmo, quella dei tempi antichi, è ancora visibile nei resti della Domus e nel Santuario di Ercole Curino, poco fuori città.
Il bello di Sulmona è che non finisce tra le mura del centro. Pochi chilometri e si arriva alla Badia Morronese, un’abbazia imponente che custodisce la memoria di Pietro da Morrone, l’eremita che divenne Papa Celestino V. Da qui parte un sentiero ripido che sale verso l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, dove il futuro papa viveva in preghiera. Il panorama sulla Valle Peligna è un premio che ripaga la fatica. Per chi ama camminare, il Cammino di Celestino attraversa questi luoghi in sei tappe, un pellegrinaggio laico tra natura e spiritualità.
E dopo tanta storia, arriva il momento di sedersi a tavola. Sulmona è anche cucina: gli arrosticini di pecora, la pasta alla chitarra con il sugo d’agnello, le sise delle monache (un dolce al cucchiaio che non dimentichi), e un buon Montepulciano d’Abruzzo per accompagnare il tutto. Sulmona non è una città per chi ha fretta. È per chi sa aspettare, assaporare, lasciarsi sorprendere. E quando te ne vai, ti accorgi che il confetto non è l’unica cosa dolce che ti sei portato a casa.
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