L’Abruzzo è una regione che molti sottovalutano. La attraversano in autostrada per andare più a sud, senza mai uscire. E si perdono uno dei segreti meglio custoditi d’Italia: un lembo di terra dove in due ore si passa dal mare alla montagna, dai trabocchi ai borghi medievali, dalle spiagge selvagge ai pascoli del Gran Sasso.
Un weekend non basta per vederla tutta, ma è sufficiente per innamorarsene. Io l’ho scoperta per caso, anni fa, invitata da un’amica che aveva una casa a Pescara. Pensavo a una noia. Invece ho passato due giorni a chiedermi perché nessuno me ne avesse mai parlato.
Il primo giorno lo dedichi al mare. Non quello affollato e pieno di ombrelloni, ma la Costa dei Trabocchi, un tratto di litorale tra Ortona e Vasto dove il mare è ancora selvaggio e l’orizzonte è punteggiato da strane macchine da pesca in legno. Si chiamano trabocchi, e sono una delle poche cose che in Abruzzo si sono salvate dal turismo di massa. Oggi molti sono ristoranti dove mangi pesce con i piedi quasi in acqua. Il posto migliore per iniziare è la Riserva Naturale di Punta Aderci: una striscia di terra tra dune e scogliere che non sembra neanche italiana.
Da lì puoi camminare lungo la vecchia ferrovia dismessa, oggi pista ciclabile, e fermarti ogni cento metri a guardare il mare. Se hai tempo, sali all’Abbazia di San Giovanni in Venere, arroccata su una collina che domina l’Adriatico. Il contrasto tra la pietra romanica e il blu del mare è uno spettacolo che non dimentichi.
Il secondo giorno cambi completamente registro. Salì verso l’interno, dove l’Abruzzo è fatto di pietra e vento. La prima tappa è Rocca Calascio, una fortezza a 1460 metri che è stata set di film famosi. Da lì vedi il Gran Sasso che fa da sfondo, e sotto di te un borgo abbandonato che sembra uscito da un film western. Poco distante c’è Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d’Italia, con le sue case di pietra e i vicoli che salgono. Se ami camminare, Campo Imperatore è l’altopiano che qualcuno ha chiamato il Piccolo Tibet. D’estate è verde, d’inverno è innevato. In primavera i fiori lo colorano. E poi ci sono gli arrosticini. Non puoi andare via senza averli mangiati: spiedini di carne di pecora cotti sulla brace, che profumano di rosmarino e di tradizione. Si mangiano con le mani, caldi, mentre il vento ti porta via le briciole. La prossima volta che qualcuno dice che l’Abruzzo è solo una regione di passaggio, tu sorridi. E pensi a questo weekend
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