Sette centri storici abruzzesi guidano la battaglia legale contro il declassamento da “Comuni Montani”. Senza questo status, si rischia il taglio di fondi vitali e la chiusura delle scuole.
Ci sono dei borghi “cancellati” dal Ministero che ora alzano la voce, e la rivolta dei sindaci scuote la l’Abruzzo, dove la montagna è un’identità ed anche uno dei motori dell’economia locale. Il pomo della discordia è rappresentato dalla recente attuazione della Legge Quadro sulla Montagna (L. 131/2025) ha innescato un terremoto burocratico che vede oggi, mercoledì 22 aprile 2026, sette comuni abruzzesi in prima linea davanti ai giudici del TAR.

Il “taglio” che fa paura
Il Ministero, applicando i nuovi criteri statistici basati su pendenze medie e rilievi satellitari, ha escluso diverse realtà abruzzesi dall’elenco dei comuni montani. Tra i capofila della rivolta troviamo centri come Atri, Castiglione Messer Raimondo e Cellino Attanasio.
Il paradosso? Comuni che da secoli combattono contro neve, isolamento e dissesto idrogeologico, si sono svegliati “di pianura” per un algoritmo.
Perché il ricorso al TAR è inevitabile
Secondo le fonti ufficiali della Regione Abruzzo e dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), perdere lo status di comune montano non è un dettaglio burocratico, ma un colpo letale ai bilanci:

- Addio ai fondi FOSMIT: Milioni di euro destinati alla manutenzione stradale e alla prevenzione delle frane sparirebbero dai bilanci locali.
- Scuole a rischio: Senza la deroga per le “aree disagiate”, le classi con pochi alunni verrebbero soppresse, costringendo le famiglie a lunghi spostamenti verso la costa.
- Servizi sanitari: I presidi medici di prossimità perdono le indennità di montagna, rendendo quasi impossibile trovare medici disposti a prestare servizio in queste zone.
“Una lampante mancanza di capacità”
I sindaci coinvolti contestano la scarsa trasparenza dei rilievi: “I dati tecnici ignorano la realtà geografica”, lamentano dalle valli del teramano. “Un comune può anche trovarsi a 400 metri, ma se per raggiungerlo serve un’ora di curve tra i calanchi, come si può dire che non è montagna?“.
La decisione del TAR del Lazio, attesa per le prossime settimane, sarà un precedente fondamentale per tutta l’Italia interna. Se il ricorso venisse accolto, si aprirebbe la strada a una revisione completa della legge, mettendo finalmente al centro l’accessibilità reale e non solo l’altimetria teorica.
L’Autore
Salvatore Lavino

Giornalista professionista, dal 2009 racconta l’attualità con uno sguardo attento ai mutamenti della società. Nella sua carriera ha spaziatodalla cronaca politica allo sport, passando per l’intrattenimento, la cultura e le eccellenze del territorio. Esperto di news generiche e cucina, unisce l’analisi dei fatti a una narrazione poliedrica per offrire ai lettori un’informazione sempre chiara e completa.





