L’Abruzzo è una regione che non ti aspetti. In poche decine di chilometri si passa dal mare della Costa dei Trabocchi alle vette del Gran Sasso, e i vini raccontano la stessa storia.
Il Montepulciano d’Abruzzo, il più famoso, è un rosso che può essere opulento e muscoloso se viene dalle colline, ma diventa elegante e fresco quando le viti crescono in alta quota, come a Capestrano, dove la lenta maturazione regala sentori di frutti rossi e una vena quasi montana. Non è un caso che la DOC sia nata nel 1968: da allora questo vino ha fatto il giro del mondo, ma la sua anima più autentica si scopre solo girando tra le cantine, ascoltando i vignaioli che ti raccontano l’annata come si racconta un figlio.
E poi c’è il Cerasuolo, che qui non chiamano rosé. È un’altra cosa: colore vivido, acidità tagliente, complessità da bere pensieroso. Qualcuno lo paragona ai grandi vini della Loira, ma è sbagliato. Il Cerasuolo è solo abruzzese, e lo capisci al primo sorso.
Organizzare un tour di degustazioni in Abruzzo è facile, ma scegliere è difficile. La Masciarelli è un punto di partenza obbligato: non solo per la qualità dei vini, ma perché la tenuta è una dichiarazione d’amore per il territorio. A Roseto degli Abruzzi, Feudo Antico accoglie visitatori con degustazioni a numero chiuso in un’azienda biologica che spazia dal Pecorino al Trebbiano fino al Montepulciano. Se si cerca la storia, a Torano Nuovo, in provincia di Teramo, la Barone Cornacchia è una delle cantine più antiche della regione, in un’area che oggi vanta la DOCG delle Colline Teramane.
Ma non servono solo i grandi nomi: spesso sono i piccoli produttori, quelli che non trovi sulle guide, a regalare le emozioni più vere. L’importante è prenotare, perché qui l’ospitalità si fa con calma, senza fretta.
Il Montepulciano d’Abruzzo è un vino che non si tira indietro. I giovani e freschi stanno bene con la pizza, la pasta al pomodoro o gli spaghetti all’amatriciana. Quelli più strutturati chiedono carni alla brace, arrosticini, secondi robusti. Il Cerasuolo, con la sua acidità e complessità, trova la sua migliore espressione con il pesce: brodetto, zuppe di crostacei, ma anche l’agnello cacio e ova, che qui è un piatto di culto.
La regola, in Abruzzo, è che non ci sono regole. Si beve, si assaggia, si sceglie. E quando si torna a casa, la valigia profuma di vino e di voglia di ripartire.
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