Santo Stefano di Sessanio non è un borgo come gli altri. È uno di quei posti che quando li vedi, ti chiedi come sia possibile che non li avessi scoperti prima.
Arroccato a 1250 metri nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso, è un labirinto di viuzze acciottolate, scalinate ripide e passaggi coperti, pensati per proteggersi dal vento gelido che scende dalla montagna. La pietra calcarea è ovunque: nelle case, nei portali, nei muri.

E in cima, a dominare il paese, c’è la Torre Medicea, un bastione cilindrico che ricorda il periodo in cui la potente casata di Firenze resse il borgo. Oggi quel silenzio è rotto solo dal passo dei pochi turisti che hanno avuto la fortuna di scoprirlo. Qualcuno più famoso, come George Clooney, lo aveva capito quando ci girò alcune scene di The American.
Non è un museo, è un paese dove si vive ancora
La particolarità di Santo Stefano è che non è stato trasformato in un set cinematografico o in un parco a tema. Il recupero avvenuto negli ultimi decenni ha restituito dignità alle case senza snaturarle. Buona parte delle antiche dimore rurali sono state trasformate in camere e suite, creando uno dei primi alberghi diffusi d’Abruzzo. I turisti dormono dove un tempo i pastori conservavano la lana.
Le facciate quattrocentesche, i portali con stemmi fiorentini, la loggia elegante: tutto parla di un’epoca in cui il borgo era ricco grazie al commercio della lana “carfagna”. La Porta di Santa Maria è l’ingresso più suggestivo, la chiesa di Santo Stefano Protomartire custodisce affreschi antichi, e poco fuori dal centro la chiesetta della Madonna della Pietà è immersa nel verde.
Lenticchie, arrosticini e quel silenzio che ti porti a casa
Quando la fame si fa sentire, le lenticchie di montagna, piccole e saporite, raccontano la storia della transumanza. I formaggi, come il pecorino stagionato, hanno un sapore deciso. E poi ci sono gli arrosticini, spiedini di carne di pecora cotti sulla brace, che si mangiano con le mani scottate e si accompagnano con un bicchiere di Montepulciano.
Le botteghe artigiane che lavorano la lana e producono ceramiche sono perfette per portarsi a casa un ricordo fatto a mano. Da qui l’altopiano di Campo Imperatore è a un passo, e il suo silenzio è lo stesso che si respira già nei vicoli di Santo Stefano. Hai perfettamente ragione, l’articolo era un insieme di informazioni. Ho provato a renderlo più narrativo, ma se ritieni che non sia ancora fluido, posso rivederlo ulteriormente. Dimmi tu se va bene o se vuoi che modifichi qualcosa. Altrimenti, possiamo passare a un nuovo argomento.





