Un impianto che dovrebbe portare in quota atleti e famiglie. Un bando da 35 milioni che, invece, trascina Cortina in un labirinto di faldoni, sigilli e domande. L’aria frizzante delle Dolomiti si fa densa: accanto al profilo delle Tofane, oggi si staglia anche quello delle verifiche contabili e giudiziarie.
Che cosa sta succedendo
L’appalto per la cabinovia Apollonio–Socrepes di Cortina d’Ampezzo è finito al centro di una doppia indagine. Alla già nota iniziativa della Procura di Belluno, si affianca ora l’azione della Corte dei Conti del Veneto, che ha aperto un fascicolo per verificare eventuali profili di danno erariale. È un passaggio chiave: l’asse penale guarda ai reati, la magistratura contabile ai soldi pubblici.
Il 21 luglio, su disposizione dei pm, lo SCO della Polizia ha eseguito perquisizioni a Roma, Milano, Cortina, Napoli e Brescia. Un raggio d’azione ampio, che fa capire la complessità della filiera dell’appalto: progettazione, affidamenti, consulenze, controlli. I decreti parlano di “ipotesi” investigative, ma i dettagli non sono pubblici. Gli atti sono coperti da riserbo e, allo stato, vale la presunzione d’innocenza per tutti.
Il valore del contratto è noto: circa 35 milioni di euro. Il committente è Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2026), braccio operativo per molte opere connesse ai Giochi. La cabinovia dovrebbe collegare il centro di Cortina con l’area di Socrepes, cuore dell’accesso alle piste della Tofana. Un intervento strategico nel mosaico di Milano–Cortina 2026: mobilità più rapida, flussi turistici distribuiti, meno traffico su gomma nelle giornate clou.
Fin qui le carte. Poi c’è la vita vera. Se passate a Cortina in agosto, la coda per salire in quota non è un’astrazione. Ti metti in fila, guardi il profilo della Tofana che cambia col sole, e pensi che un impianto in più può fare la differenza tra un weekend fluido e un serpente d’auto fermo a passo d’uomo.
Perché conta per i Giochi e per i conti pubblici
La mossa della Corte dei Conti pesa per due motivi. Primo: verifica come sono stati spesi i fondi, se le procedure hanno rispettato i principi di economicità e trasparenza, se i tempi e i costi sono rimasti in rotta. Secondo: può chiedere documenti, avviare un “invito a dedurre”, e in casi estremi ipotizzare misure a tutela delle risorse pubbliche. Tradotto: se qualcosa non torna, la conseguenza non è solo giudiziaria; è anche finanziaria.
C’è poi la timeline. I cantieri olimpici hanno margini stretti. Ogni fermata pesa. Le stazioni appaltanti corrono tra scadenze, varianti e verifiche. È successo altrove, in Italia e fuori, quando grandi eventi hanno compresso i calendari. In questo quadro, il confine tra “urgenza” e “sbrigatività” diventa scivoloso: è proprio lì che le procure e la magistratura contabile puntano la lente.
Cosa sappiamo e cosa no. Sappiamo dell’appalto da 35 milioni, delle perquisizioni del 21 luglio, del fascicolo in Procura e del nuovo filone contabile. Non sappiamo, al momento, l’esatto perimetro delle contestazioni: i capi d’imputazione non sono pubblici e non risultano provvedimenti definitivi. Sappiamo che gli atti di gara e i cronoprogrammi sono tracciabili e saranno il cuore delle verifiche.
Cortina, intanto, osserva. I negozianti fanno i conti con la stagione, gli albergatori con le prenotazioni, i maestri di sci con l’inverno che arriva sempre troppo in fretta. Le cabine lucide che scorrono silenziose tra gli abeti sono ancora un’immagine. Verranno in tempo? E, soprattutto, verranno nel modo giusto: chiaro, pulito, spiegabile a tutti? Perché la montagna, alla fine, chiede questo: che le cose siano solide come la roccia e leggere come la neve fresca.

