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Forca di Penne: torre

La torre di Forca di Penne

La costruzione del massiccio torrione di vedetta tuttora riconoscibile in un ambito paesaggistico affascinante in modo particolare è stata favorita dall’ubicazione strategica del sito. È ancora ben visibile il torrione di forma quadrata che si innalza per venti metri circa sul piano d’appoggio di roccia, circondato da strutture che attestano l’antica esistenza di un più complesso impianto sul colle. Le tre aperture indicano gli originari livelli in cui la torre era divisa al suo interno.

Interessanti in particolar modo risultano le tecniche di costruzione che sono state usate, con l’utilizzo di pietra e mattoni insieme ed è particolare l’impianto di smaltimento delle acque realizzato tramite canali tuttora in parte individuabili.

Il limite sud-orientale del Comitatus Aquilano era segnato dal valico di Forca di Penne, situato a mezza costa, che era anche un rilevante valico del tratturo; con la attigua Popoli difatti, costituiva un passaggio obbligatorio per greggi e pastori. Il presidio militare era poi particolarmente importante se si considerano i rapporti di rilievo con le valli del Pescara e del Tavo e con la valle del Tirino all’interno, tramite le relazioni ottiche con gli altri torrioni che erano sparsi per il territorio.

Dalle prime documentazioni a noi conosciute risulta che il feudo nel 1173 apparteneva alla Baronia di Carapelle ed era costituito da un piccolo centro urbano intorno alla torre, da un monastero in onore di San Vito e da campi coltivati con coloni. Forca di Penne andò ad Ottavio Cattaneo durante la seconda metà del 1500 e poi al granduca de’ Medici quale feudo già abitato. Del convento di San Vito, del borgo e dell’antica rocca sono rimaste solo alcune tracce.