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Bomba

Bomba: visita

Bomba

Alle pendici del sacro monte dedicato a Maja, Monte Pallano, si staglia Bomba, paese della provincia di Chieti, che, come una macchia di marrone interrompe la monotona manto di verde brillante, costituita da una fitta vegetazione che va dai lecci, alle querce ai faggi ai cerri al sambuco, che avvolge questa montagna.

Il toponimo Bomba deriva, secondo alcune fonti, da Bombus, cioè rombo o ronzio provocato da numerose cascate di fossi che circondavano questo paese in passato e che servivano ad alimentare i mulini che si trovavano all’ interno del castello, altre fonti sostengono che questo toponimo derivi da “Bomos” che significa gradino o rialzo in quanto il borgo antico era costruito su di un altura; una delle ultime ipotesi, forse un po’ più fantasiose, dicono che il nome Bomba derivi dal rumore assordante provocato da un impatto su Monte Pallano da un meteorite, tesi che potrebbe essere avvallata da alcune tradizioni antiche che parlano di un lago stagionale di origine naturale, ormai scomparso da secoli, chiamato “Lago Nero” per i colori scuri delle acque sulle quali si svolgevano i rituali arcaici magico misterici delle Primavere Sacre, dedicati alla Grande Madre Maja, pare che la cavità di tale invaso fosse dovuta proprio a un meteora.

Monte Pallano con i suoi mille e più metri rappresenta l’ultima montagna prima del mare. In una leggenda si narra che Maja la più bella delle sette sorelle Pleiadi, dal nome della madre Pleione, fosse arrivata a cavallo fin qui dal porto di Ortona e qui avrebbe cercato inutilmente il fiore per curare suo figlio malato che, di lì a poco, sarebbe morto.

Maja era perseguitata dal dio Orione detto anche il “bello” il quale, invaghitosi, della avvenente amazzone, Maja, a cui faceva una corte spietata e vedendosi respinto, rivolse le sue attenzioni morbose nei confronti degli altri membri femminili della famiglia della donna, le quali furono trasformate in stelle, per l’appunto le Pleiadi, da Giove ed ancora oggi si posso ammirare questi astri solcare il cielo, inseguite dal violento Orione.

Alcune tradizioni vogliono che i nostri avi guardando le stelle presenti su Monte Pallano in primavera erano in grado di sapere se sarebbe stato un annata piovosa o meno.

Su monte Pallano, chiamato così, secondo la tradizione tradizioni, perché abitato da giganti chiamati “Palladini” che eressero le mura megalitiche, che si possono ammirare ancora oggi, intervallate da porte che secondo alcuni rappresenterebbero invece degli osservatori orientati verso la stella Orione e le Pleiadi.

Questo monte fu dedicato alla dea Maja, la Grande Madre, e qui che si consumavano i riti della “Ver Sacra” o “Primavere Sacre” in cui si donavano la primogenitura di tutti gli esseri viventi alla Grande Madre e questi, compresi i figli degli uomini, venivano allontanati dal consorzio civile per vivere alla macchia e, pare che, secondo alcune leggende, proprio un gruppo di questi profughi abbia fondato Bomba.

In un altro racconto tradizionale circa la fondazione di Bomba si dice che questo paese sia stato fondato dagli abitanti dell’antica Pallanum, città dei Lucanti, popolazione di ceppo sannitico, che riuscì a non essere conquistata dal impero Romano, pagando a caro prezzo tale scelta, in quanto fu tagliata fuori dai commerci, ma nonostante tutto e grazie alla natura ostile del territorio, Pallanum riuscì a resistere agli assalti dell’esercito romano, per essere poi abbandonata durante il medioevo.

Pallanum, secondo alcuni storici, dette ricetto anche ad Annibale, pericoloso e temibile nemico di Roma, quando questi si spostò verso Canne e poco dopo la partenza di Annibale, il suo inseguitore, Quinto Fabio Massimo, sostò anche lui qui.

Alcuni storici sono propensi a sostenere, la tesi, suffragata da alcune fonti antiche, che su Monte Pallano vi fosse un maniero chiamato “Castello di Pallano”, che l’incuria degli uomini e della natura abbia distrutto dalle fondamenta lasciando solo il suo ricordo tramandatosi attraverso i toponimi, questo mastio, secondo la leggenda, era proprietà di un certo Pallonio, dispotico e tirannico signore di origini moresche, nelle cui mura teneva prigionieri i cristiani che non abiuravano il loro credo.

Secondo altre fonti meno legate alla tradizione si dice che questo castello intorno all’anno mille fu donato ai monaci di Santo Stefano Riva Maris, i cui ruderi si trovano a Casalbordino, da Ulberto principe longobardo ma già allora questo mastio doveva non essere molto fiorente visto che i suoi abitanti si trasferirono più a valle fondando così Bomba, tesi avvallata anche dal fatto che in una frazione di Bomba vi è una chiesa dedicata a Santa Maria del Sambuco, pianta sacra alla Grande Madre e coltivata per vari usi anche religiosi dagli antichi abitanti della città di Pallanum.

Bomba che si raccoglie intorno al proprio borgo e ai ruderi del proprio castello, fu dapprima un tenimento dei benedettini poi passò, nel 1500, nelle mani di Giovanni Maria Annechino, che durante la guerra franco-spagnola parteggiò per la fazione perdente, cioè la Francia, e così gli fu tolto il castello e titolo ed infine morì in circostanze misteriose.

Il castello, dopo la parentesi degli Annechino, fu donato al capitano spagnolo don Diego de Sarmiento e dopo diverse vendite e numerosi proprietari, come Giovanni Battista Marino e poi di suo figlio Vincenzo, per arrivare, in fine nelle mani degli ultimi proprietari che furono i marchesi Admari e dopo l’estinzione di tale casato esso tornò al Regi Demanio verso la fine del 1600.

Tra i suoi figli più illustri Bomba annoverano Silvio e Bertrando Spaventa, statista di grande rilievo il primo, grande filosofo tra i più rinomati studiosi hegeliani in Italia il secondo, entrambi ferventi patrioti, furono anche visitati da Garibaldi quando passò per l’Abruzzo; tra le tante cose furono anche ideatori e promotori della strada Sangritana nella seconda metà del 1800, l’attuale strada statale 154.

Dopo la seconda guerra mondiale questo paese ha avuto un notevole sviluppo grazie anche alla vicina strada a scorrimento veloce Fondo Valle Sangro, al Consorzio per la valorizzazione industriale e turistica della Valle del Sangro e alla cantina sociale che porta il nome del Santo Protettore San Mauro e che produce pregiati olii e ottimi vini conosciuti ed apprezzati in Italia ed anche all’estero.

La chiesa di San Rocco in Vallecupa Bomba

Vallecupa è una frazione di Bomba, composta da un pugno di case costruite su un piccolo poggio. Essa, anticamente, era chiamata Valle dei Monaci, in quanto, qui nel 1300 sorgeva un convento celestiniano, fondato dai seguaci di Papa Celestino V che il tempo e l’incuria degli uomini hanno fatto si che andasse in rovina ed oggi, a parte pochi ruderi soffocati dalla vegetazione, non vi è più nessuna testimonianza di tale passato.

Quando si giunge al centro di questa frazione vi è piazza ove si erge ieratica, la chiesa di San Rocco, di recente costruzione come si evince dalla sua facciata romanico-gotica con una serie di lesene che separano il portone dal resto dell’edificio, ed è provvista di una monofore ad arco a sesto acuto; vi sono, inoltre, tre rosoni circolari di cui due disposti lateralmente ed uno, invece è centrale.

Tale chiesa ha una unica navata e due cappelle laterali; in quella di destra vi sono due sante straniere: Santa Teresa di Gesù, religiosa spagnola, e la Madonna di Lourdes, in quella di sinistra, invece vi è Santa Anna con la piccola Maria in braccio e naturalmente il santo a cui è dedicato la chiesa, San Rocco, al centro sull’altare troneggia una grande croce che riempie di una solenne aura di misticismo la piccola chiese.

Il museo Etnografico di Bomba

Il museo Etnografico di Bomba nasce nel 1990 con l’intento di offrire uno spaccato della vita contadina, attraverso gli arnesi da lavoro e di uso quotidiano.

Gli spazi dell’edificio, riproducono una casa contadina degli inizi del secolo scorso, suddiviso in sei stanze a tema, in cui sono esposti, appunto, gli attrezzi di cui si servivano i nostri avi; inoltre, all’interno del museo si trova una mostra permanente di foto d’epoca che va dal 1850 al 1950, riguardanti sempre la realtà agricola del periodo preso in esame, quindi la scuola ed il tempo libero, in particolare i giochi.

Le stanze, come si è detto sono a tema e così in quella adibita ad attività artigianali vi sono riprodotte solo quattro dei lavori che si ritenevano più rilevanti per quell’epoca come: fabbro, falegname, sarto e calzolaio; poi c’è la cucina con tanto di focolare ed altri utensili oggi dimenticati o sconosciuti; la camera da letto con il letto; la stanza della tessitura con il telaio e altri arnesi atti a tale lavoro; la cantina e la rimessa degli attrezzi agricoli.

All’ingresso del museo vi è una bella trebbiatrice antica che ricorda un passato pieno di dolci nostalgie per chi ha vissuti quei tempi e di piacevoli sorprese per chi vi ci si accosta per la prima volta.