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Pescara. Museo delle Genti d'Abruzzo

Pescara. Museo delle Genti d’Abruzzo

Una “passeggiata” alternativa in Abruzzo attraversando le sale del “Museo delle Genti” a Pescara.

Pescara. Museo delle Genti d'Abruzzo

Il Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara è sicuramente uno dei musei più visitati della regione abruzzese , non tanto per l’interessante gamma di reperti che possono essere in esso osservabili, quanto per l’ampio sguardo che il suo allestimento getta sull’Abruzzo, infatti sono diverse le situazioni che sono ampliamente documentate ed in esso ricostruite. A supporto di questo museo c’è l’Archeoclub di Pescara grazie al quale riesce ad organizzare un gran numero di iniziative e per iniziativa del quale il museo nacque nel 1973, quando in collaborazione con l’A.S.T.R.A. , sigla utilizzata per indicare l’Associazione per lo Studio delle Tradizioni Abruzzesi, si decise di organizzare una prima forma del muso che fu dapprima ospitata nel piano terra della “Casa Natale di Gabriele D’Annunzio”, per poi trasferire il materiale in quello che nel 1982 è diventato il “Museo delle Genti d’Abruzzo”.

Quello che intende fare questo museo è, per quanto possibile, ricostruire la storia dell’uomo d’Abruzzo all’interno della sua regione basandosi sulle tracce che da esso lasciate a partire dalle sue prime forme di colonizzazione di questo territorio , osservandolo nei modi in cui si procacciava del cibo già dal paleolitico , o nel modo in cui si organizzava in forme civili o guadagnava fiducia nella religione che poi è diventata un punto di riferimento nella sua cultura , supportata da riti , costumi o credenze che ancora oggi sono rimaste un segno tangibile della sua passata esperienza a tal punto che nei paesi è ancora forte la voglia di rievocarle, quasi come se non si volesse perderne la memoria.

Il “Museo delle Genti d’Abruzzo” è collocato all’interno di un edificio anch’esso storico che sicuramente ne amplifica il fascino: è allestito all’interno dell’edificio delle caserme borboniche , parallelamente alle quali scorre il fiume il Pescara. L’edificio presenta un piano inferiore che è il seminterrato che apparteneva alla fortezza di Pescara del ‘500 , ed il piano superiore che ospita dunque il locali del museo che risalgono al ‘700. Durante l’ ‘800 però questi locali furono tutti utilizzati come bagno penale per tutti quei personaggi politici che erano stati considerati colpevoli di reati e quindi condannati a scontare una pena dopo essere stati processati dal duro regime del Regno delle due Sicilie : molti esponenti del mondo politico abruzzese infatti furono condannati e furono qui imprigionati soprattutto nel periodo intorno al 1850.

Sicuramente un modo duro per sedare le continue rivoluzioni era quello di incatenare i giovani rivoluzionari in coppia , quasi come per aumentare la loro pena: si tratta di un regime che di sicuro non faceva sconti. Questa realtà viene descritta proprio nelle sale espositive , dunque, del pianoterra dove c’è una ricostruzione ben documentata della durezza della vita che veniva ad essere inflitta nelle prigioni dell’epoca , mentre la storia del Risorgimento in Abruzzo viene documentata da un sistema in multi visione che inizia con la difesa della Repubblica di Napoli del 1799, fino a giungere all’Unità d’Italia. Nella stanza vicina a questa invece , viene illustrato un altro mondo che è quello legato ai salotti, ai caffè ed i teatri della regione dove si vennero a formare molte coscienze liberali e società cospiratrici segrete ; ovviamente uno sguardo , viene qui dato ad un altro problema : lo scontro tra i ceti umani emergenti ed il mondo rurale che invece da conservatore, rimaneva legato alla monarchia borbonica.

L’ordine espositivo che all’interno della struttura viene ad essere rispettato è delineato dalle sale che sono organizzate per temi con cui si vuole rispettare una certa continuità in modo che si possa far anche meglio capire al visitatore qual è stata l’evoluzione che ha interessato la regione: dapprima è possibile far riferimento alla formazione etnica infatti è proprio nell’età del bronzo e del ferro che l’Abruzzo deve fare i conti con l’arrivo di genti di stirpe sabellica che basava ancora fortemente la sua economia sulla caccia , e proprio queste nuove popolazioni si sovrappongono agli autoctoni neolitici distruggendone l’agricoltura che però poi fu recuperata , seppure in parte. Dalla fusione di questi due popoli nasce l’etnia definita “italica” fatta dunque di pastori ed agricoltori , molto legati anche alla guerra che si preoccupò anche di aiutare Roma nella sua espansione . Solo un altro popolo per l’Abruzzo fu importante almeno quanto quello italico per lo sviluppo della regione e fu quello germanico dei longobardi : essi nel periodo compreso tra il VI –VII secolo vi s’insediarono lascando tracce indelebili che ancora oggi vengono vissute nei toponimi dei paesi o nelle strutture .

Questa importante fase della storia d’Abruzzo viene osservata nelle prime due sale del museo: la prima sala infatti, vuole esporre attraverso un breve percorso audiovisivo l’apparizione dell’uomo sulla Majella fino alla sua evoluzione nel XX secolo cercando di mettere in evidenza i punti sostanziali di questa trasformazione, mentre nella seconda sala si va a ricostruire la formazione etnica delle sue genti attraverso il Paleolitico, il Mesolitico ed il Neolitico, fino dunque all’arrivo del già citato gruppo Longobardo che modificò ulteriormente l’assetto organizzativo di questi popoli.

La passeggiata continua poi nell’analisi di un altro aspetto importante della vita dell’uomo d’Abruzzo legato al culto ed ai riti pagani che hanno avuto un’importanza capitale : si tratta infatti di una religione semplice ,ideale e pragmatica che aveva acquisito un significato ideologico a tal punto che anche quando si diffuse il Cristianesimo dovette adattarsi alle tradizioni che sul territorio erano ancora molto forti , infatti nei primi momenti ci fu quasi una fusione. Questo aspetto viene analizzato in particolare nelle sale 3 e 4 , dove sono presenti soprattutto quelli che sono gli oggetti che appartenevano a questi rituali :luoghi ideali per il loro svolgimento erano soprattutto le grotte dove si era al riparo e dove tra l’altro sono state individuate anche pitture che però ora sono osservabili “in loco”.

L’economia di questo territorio è di tipo autosufficiente: sapevano adattarsi perfettamente alla natura traendo da essa ciò di cui avevano bisogno o comunque organizzandosi in piccole “aziende” familiari ; c’era la necessità di risparmiare infatti ma c’era anche una grande difficoltà nel comunicare e nell’organizzare degli scambi commerciali visto che il territorio montano non era facilmente attraversabile essendo privo di strade. Molto diffusa era sicuramente la pastorizia per la quale ancora oggi la regione è proverbialmente nota : il termine “pecunia” per esempio, il cui significato è “moneta”deriva dal termine “pecus”, ossia “pecora”, proprio perché essa era l’unico oggetto di scambio che insieme ai suoi derivati (lana e formaggio), il pastore poteva permettersi; la pastorizia è sempre stata la principale risorsa economica del territorio montano della regione. Le sale dalla 5 alla 14 infatti osservano proprio questa posizione economica : si passa da quello che è il corredo del pastore fatto di un vestiario le cui fibre venivano ricavate dalla natura alla descrizione della famosa abitazione chiamata “tholos”, abitazioni costruite con pietra naturale che serviva da riparo ai pastori che stavano per molti mesi fuori casa per portare al pascolo il loro gregge; in montagna sono ancora visibili i “tratturi” , ossia tracciati dovuti allo spostamento continuo delle pecore.

All’interno di questa costruzione in pietra non mancavano i pochi utensili che il pastore aveva con se e che dovevano aiutarlo anche a preparare del cibo per sé o per preparare il formaggio. In queste sale sono messi in evidenza anche quegli strumenti che venivano utilizzati per altri lavori: l’aratura dei campi era indispensabile per la lavorazione del grano che poi sarebbe diventata farina , prodotto base dell’alimentazione mediterranea. Anche l’olio ed il vino , venivano prodotti dopo lunghi processi di lavorazione con strumenti specifici che ancora oggi, con dovuti aggiornamenti , vengono utilizzati ed impegnano le “genti abruzzesi” nella stagione autunnale. Non mancano , poi, oggetti che fanno parte dell’arredamento domestico: tra gli elementi principali della cucina ci sono il focolare che veniva acceso a terra, e conche che servivano per raccogliere l’acqua dalle fonti vicine e che già da piccina la donna si abituava a portare sulla testa , e l’immagine della donna abruzzese che reca la conca dell’acqua sulla testa è molto celebre; anche tavoli e sedie venivano fatti con materiali poveri, legno e paglia , mentre nella camera da letto erano proprio giacigli di foglie di granturco a fungere da letto, vicino ad una cassapanca che aveva il compito di conservare gli oggetti o i vestiti anch’essi ricavati dalla lavorazione di lino , canapa o lana, con i quali si forgiavano anche merletti ,coperte e tovaglie che venivano anche commerciati. Molto spesso venivano cuciti particolari vestiti anche per occasioni particolari, quali feste particolari che ancora oggi , secondo tradizione, vengono indossati.

L’Abruzzo però è anche artigianato : nella sala 15 è possibile vedere una dedica speciale alla maiolica rinascimentale che è molto famosa , tant’è che pezzi di questa maiolica sono presenti anche in altri musei internazionali. In questa sala sono presenti oggetti che venivano utilizzati quotidianamente oltre che preziosi oggetti d’oreficeria che ancora adesso sono un vero e proprio esempio di come l’Abruzzo sia attento alle tradizioni.

Gallerie di immagini

Pescara, Museo Genti d’Abruzzo – oggetti

Pescara, Museo Genti d’Abruzzo – sale

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