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Raiano (Aq), eremo di San Venanzio

Raiano (Aq). Eremo di San Venanzio

Raiano . La bellezza del territorio si fonde con la bellezza interiore sulle orme di San Venanzio.

Raiano (Aq), eremo di San Venanzio

Tra i numerosi danni che sono stati provocati dal terremoto del 6 aprile 2009, possono essere annoverati anche quelli arrecati allo splendido eremo di San Venanzio , a Raiano in provincia dell’Aquila, appunto. In Abruzzo amiamo parlare al “presente” e dunque quello di San Venanzio non “era” uno degli eremi più affascinanti e coinvolgenti della regione , ma “è “ ancora uno degli eremi più belli; infatti è viva la speranza che tutto possa tornare all’antico splendore e che si possa far riferimento al terremoto come un evento passato che venga rimosso con il trascorrere del tempo anche se purtroppo il fatto che la ricostruzione necessiterà di anni ed anni è molto evidente.

L’eremo di San Venanzio, si trova nel magico paese di Raiano. Il popolato paese di Raiano , fa parte della Comunità Montana Peligna e si trova in una posizione per eccellenza allo sbocco delle Gole di San Venanzio, appunto. La sua collocazione geografica è davvero ideale , basti far riferimento al fatto che si distende lungo una vastissima ma anche funzionale pianura alluvionale che nella porzione a sud ed ovest è circondata da una montagna ricca di vegetazione mentre nella porzione a nord presenta dei terrazzamenti creati dal fiume Aterno che scorre con la sua abbondante portata di acqua sotto il paese. L’abbondanza delle sue acque sulfuree che ha opportunamente nutrito anche la vegetazione ha da sempre regalato al luogo la giusta dose di tranquillità che non ha soltanto attratto i turisti soprattutto negli ultimi tempi, ma è stata in passato anche meta di eremiti che raggiungevano questa zona perché potessero trovare la pace interiore che la vita mondana indubbiamente non offriva, il tutto era accompagnato anche da un clima fresco e ventilato alimentato anche dai soavi profumi della natura.

Raiano (Aq), eremo di San Venanzio
Fiume Aterno visto dall’eremo, foto di Alessandra Renzetti.

Molti sono i ritrovamenti archeologici che hanno caratterizzato la zona e che sono stati classificati a partire dalla preistoria fino ad arrivare all’alto medioevo: in questo arco di tempo il territorio risulta essere stata molto frequentato grazie ancora una volta alla sua salutare posizione, ed in maniera particolare le sue vette circostanti hanno contribuito all’insediamento soprattutto degli italici , mentre la porzione pianeggiante vede la presenza di resti di edifici sacri e civili appartenente invece all’età romana. Nel IX secolo fu il paese fu menzionato nel “Chronicon Casauriense”, che fu un documento concepito come un “cartularium” che serviva come raccolta di tutti gli atti acquisiti, le permute, donazioni, bolle papali e molte altre documentazioni importanti con cui venivano concessi all’abbazia privilegi (si parla in particolare di San Clemente a Casauria) ed è un testamento che l’abate consegna ai posteri.

Anche uno dei più grandi imperatori riportati dalla storia, Ottone I, dimorò nel paese di Raiano, e successivamente Ottone III, soprattutto perché il territorio vicino al paese fu soggetto alla monarchia Normanna, Sveva, Angioina ed Aragonese,in quanto essendo un territorio favorevole, fu preso come punto di presidio strategico. Il vecchio centro di Raiano fu abbandonato nella seconda metà del XV secolo, quando purtroppo terremoti disturbano la quiete che il luogo fino a quel momento aveva offerto; gli abitanti scelsero di trasferirsi in una porzione più a valle e meno pericolante ma comunque di una certa altezza ed è li che nacque quella porzione del paese chiamata “Raiano Vecchio” che oggi viene identificato con il quartiere Sant ‘Antonio perché è proprio lì che è posizionata la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, pian piano indubbiamente ci fu un’espansione del paese anche nelle zone circostanti , ed essendo ben collegato, anche economicamente subì una notevole trasformazione ed in questo modo aprì anche i suoi orizzonti sviluppando un ampio commercio che lo aiutò ad uscire dal quel “guscio” in cui esso si ero rinchiuso.

L’importanza del paese è testimoniata anche dalle lotte che lo videro come un feudo “conteso” in maniera combattiva dalle ricche famiglie che occupavano il territorio durante il medioevo; di certo però queste famiglie avevano aiutato la proprietà ad avere una certa prosperità, tant’è che i documenti risalenti al XII secolo menzionano la presenza di tredici chiese presenti su questo territorio e questo di sicuro è indice di un’elevata ricchezza, ovviamente fino al terremoto che poi però distrusse l’area ed obbligo i cittadini a spostarsi in zone più sicure.

Raiano Eremo di San Venanzio

L’eremo di San Venanzio, ha da sempre incuriosito molte persone, e ha da sempre attratto molti pellegrini non soltanto per la incantata dimensione che coinvolge tutti coloro che amano passeggiare nei pressi dell’eremo ma anche per la spinta che offre la devozione nei confronti del giovane San Venanzio , il quale convertir tosi al Cristianesimo, decise di ritirarsi in preghiera in questa zona. Il suo paese d’origine fu Camerino, dove nacque nel 238 da madre e padre entrambi cristiani: la madre Benedetta morì poco tempo dopo aver dato i natali al figlio, mentre il padre Soprino era un noto senatore. In un certo senso la guida spirituale, e non solo ,del giovane che sarebbe diventato santo fu il sacerdote Porfirio che egli seguiva con amore filiale anche perché era stato esortato a seguirlo dal suo vero padre. Dopo aver viaggiato per lungo tempo maestro ed allievo, giunsero presso quelle gole , che poi saranno dette di San Venanzio appunto, dove furono ispirati dalla bellezza della natura nei loro esercizi spirituali: non c’era luogo più bello in cui si potesse adorare il Signore.

L’Abruzzo è molto legato al culto di questo Santo che fu martirizzato a Camerino, nella sua città natale, in seguito alla morte del padre e secondo la leggenda sono riconoscibili i segni delle impronte del Santo sulla roccia , ed i fedeli generalmente accorrono per toccarli con le loro mani e poterne ricevere beneficio. Infatti lunga la strada che conduce al Santuario ci sono tre edicole che racchiudono proprio quelle che secondo la tradizione sarebbero le sue impronte e nello specifico sembrerebbero essere le impronte del gomito , del piede e della testa: i più legati al culto di questo santo addirittura inseriscono negli incavi le suddette parti del corpo perché il Santo li aiuti a prevenire cefalee e dolori reumatici. In particolare nell’edicola con l’impronta del piede venivano lasciati dei sassolini momentaneamente e poi venivano ripresi quando dopo i rituali in onore del Santo si faceva ritorno al Santuario e dunque venivano utilizzati contro le fatture come ancestrale forma di litoterapia all’interno stesso del Santuario; e probabilmente queste sono credenze che non verranno mai completamente a perdersi infatti sono ancora praticate, di sicuro sono di meno le persone che oggi si dedicano a questo tipo di culto che sembrerebbe più “pagano” che “cristiano”, però sono ancora molto presenti.

Anche la rumorosa acqua dell’Aterno che scivola tra le Gole viene ad essere utilizzata a scopo terapeutico, ma in un certo senso tutti gli elementi che si trovano a contatto con questo luogo sacro vengono visti come terapeutici; nelle vicinanze dell’eremo nasce una pianta che è simile ad una spiga di grano che i fedeli chiamano appunto “grano di San Venanzio”e che raccolgono durante i festeggiamenti in onore del Santo e lo riportano a casa conservandolo per mesi. Tutte queste pratiche per i fedeli rientrano nella normalità assoluta, probabilmente sarebbe strano non mettere in atto.

Raiano Eremo di San Venanzio
Ingresso dell’eremo di San Venanzio, foto di Alessandra Renzetti, scattata prima del terremoto del 6 aprile 2009.

L’eremo si trova in una splendida posizione: è collocato tra le pareti delle Gole ed è interamente circondato di vegetazione, mentre affacciandocisi dall’edificio si può vedere l’impetuoso fiume che scorre nella porzione sottostante; non si hanno notizie certe sulla sua costruzione, ma di certo il suo nome compare già in bolle papali quali quella di Adriano IV del 1156, o quella di Lucio III del 1183. Alcuni studiosi avevano addirittura ipotizzato che l’eremo fosse stato costruito intorno al XII secolo , ma il fatto che manchino dei resti medioevali ed un’analisi più approfondita lasciano supporre che invece sia nato nel ‘400 o poco più tardi. Di sicuro intorno al 1600 ci sono state delle opere di restauro molto evidenti soprattutto nella diversità di materiale impiegato per compierle.

È costruita sulla sporgenza di una roccia a strapiombo sul fiume ed internamente presenta tre altari, oltre a quello maggiore anche quello dedicato a San Pietro Celestino e quello dedicato a San Giovanni Battista. L’altare maggiore presenta ai due lati due piccole porte che si aprono a sinistra verso la loggia, a destra in un vano che oggi durante le funzioni viene utilizzato come sagrestia; il lato sud dell’eremo presenta la porzione abitativa che ha un ingresso indipendente da tutto il resto della struttura ecclesiastica e mostra un lungo corridoio sul quale si evidenziano delle piccole celle eremitiche che poi conducano alla loggia più grande che sovrasta il fiume.

L’altare maggiore, inoltre, presenta nella porzione esattamente di fronte un accesso alla “Scala Santa” che è totalmente ricavata nella roccia e che a sua volta conduce ad una piccola grotta che un tempo era a strapiombo sul fiume dove i fedeli da secoli denunciano la presenza dell’impronta del corpo del Santo nella roccia ed è proprio questa la parte più importante della struttura che a conti fatti dà vita al culto del Santo al suo interno.

Il loggiato consta di due piani che sono stati costruiti dopo la chiesa , probabilmente nel XVI secolo proprio per avvantaggiare i fedeli in questa piccola escursione all’interno della grotta del Santo, che altrimenti risultava essere pericolosa. Nell’ultima porzione della parte abitativa , c’è un’altra scala che conduce sotto , in quella che è chiamata “cappella delle Sette Marie”, dove c’è un “Compianto” del ‘500 molto intenso. Ci si augura che il culto di San Venanzio con le sue caratteristiche torni presto a splendere.

Raiano Eremo di San Venanzio
Il gruppo scultoreo del Compianto

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